• Fatto

    ESPOSIZIONE DEL FATTO

    C.A. e D.A.T. propongono ricorso per cassazione avverso il decreto n. 2593/2016 della Corte d'Appello di Perugia che, pronunciando su un ricorso introdotto dalle parti L. n. 89 del 2001, ex art. 2, avverso il Ministero della Giustizia per l'eccessiva durata di un processo di esecuzione immobiliare, durato complessivamente 16 anni, ha rigettato la domanda di equa riparazione sulla base dell'"assenza del danno" non patrimoniale, affermando che l'eccessiva durata del processo esecutivo non costituisce solitamente un danno per il debitore che sia rimasto nel possesso dei beni staggiti.

    Il Ministero della Giustizia resiste con controricorso.

    In prossimità del'odierna adunanza i ricorrenti hanno depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c..

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    Con l'unico motivo di ricorso i ricorrenti denunciano la violazione L. n. 89 del 2001, art. 2, artt. 6, 8 e 13 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, nonchè degli artt. 2056 e 1226 c.c., ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 3, per avere la Corte territoriale ritenuto che l'eccessiva durata del processo non costituisse per i debitori, i quali erano rimasti nel possesso dei beni staggiti per tutta la durata del processo esecutivo, un danno ma un vantaggio.

    Il motivo è infondato.

    La Corte territoriale ha infatti evidenziato la carenza di interesse e dunque la mancanza del presupposto per l'indennizzo da irragionevole durata del procedimento, in relazione al protrarsi della procedura esecutiva, in considerazione del mantenimento di detenzione e godimento del bene espropriato in capo ai ricorrenti, quali debitori esecutati.

    Tale statuizione è conforme a diritto.

    Il debitore esecutato rimasto inattivo non ha infatti diritto ad alcun indennizzo per l'irragionevole durata del processo esecutivo che è preordinato all'esclusivo interesse del creditore, sicchè egli - a differenza del contumace nell'ambito di un processo dichiarativo - è soggetto al potere coattivo del creditore, recuperando solo nelle eventuali fasi d'opposizione ex artt. 615 e 617 c.p.c., la cui funzione è diretta a stabilire un separato ambito di cognizione, la pienezza della posizione di parte, con possibilità di svolgere contraddittorio e difesa tecnica (Cass. 89 del 7 gennaio 2016).

    Questa Corte ha infatti statuito che la presunzione di danno non patrimoniale da irragionevole durata del processo esecutivo non opera per l'esecutato, poichè egli dall'esito del processo non riceve un danno ingiusto.

    Pertanto, ai fini dell'equa riparazione da durata irragionevole, l'esecutato ha l'onere di provare uno specifico interesse alla celerità...

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