• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Il Tribunale di Bergamo, con la sentenza del 17 ottobre 2017, ha condannato P.F. alla pena di Euro 900 di ammenda per la contravvenzione ex art. 659 c.p., per avere disturbato le occupazioni ed il riposo delle persone mediante schiamazzi, affacciandosi di notte alla finestra urlando e fischiando. I fatti sono stati accertati dal (OMISSIS).

    2. Il difensore di P.F. ha proposto il ricorso per cassazione avverso la sentenza del Tribunale di Bergamo del 17 ottobre 2017. Ha premesso la difesa che l'impugnazione ha ad oggetto i capi ed i punti concernenti la dichiarazione di colpevolezza, la condanna alla pena di Euro 900 di ammenda e quella al risarcimento del danno.

    2.1. Con il primo motivo, la difesa ha dedotto il vizio della motivazione ex art. 606 c.p.p., lett. e), ritenendo che il Tribunale abbia omesso o erroneamente valutato le prove testimoniali, l'interrogatorio dell'imputata, le prove documentali, comprese quelle audio.

    Rileva la difesa che la motivazione della sentenza di condanna si fonda sulle dichiarazioni delle parti civili e sulla confessione resa dall'imputata. Per la difesa però l'esame delle tre persone offese e l'interrogatorio dell'imputata non costituiscono prova tale su cui fondare la responsabilità per il reato ascritto. Per la difesa, non hanno valore di prova neanche la lettera di doglianze del 29 maggio 2012 (documento n. 1), sottoscritta da residenti nello stesso quartiere ove si trova l'abitazione dell'imputata, e l'esposto presentato, il 30 gennaio 2013 (documento n. 2), ai carabinieri da circa dodici residenti nel quartiere, prodotte dalle parti civili all'udienza dibattimentale del 18 gennaio 2017.

    Rileva la difesa che la lettera del 29 maggio 2012 è stata presentata dopo che l'imputata presentò un esposto (documento n. 3) e dopo che il sindaco del comune di (OMISSIS), eletto nell'aprile 2012, convocò i proprietari dei cani indicati...

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Il ricorso è inammissibile per le seguenti ragioni.

    1.1. Ai sensi dell'art. 606 c.p.p., lett. e), può essere invocato quale vizio della motivazione, sotto i profili della contraddittorietà o illogicità manifesta, il c.d. "travisamento della prova", il quale si realizza nel caso in cui il giudice di merito abbia fondato il proprio convincimento su una prova che non esiste o su un risultato di prova incontestabilmente diverso da quello reale o quando si omette la valutazione di una prova decisiva ai fini della pronuncia: quest'ultimo è indicato quale fenomeno della prova omessa, rilevante e decisiva, cioè del vizio di omessa pronuncia rispetto a un significativo dato processuale o probatorio.

    Secondo Cass. Sez. 6, n. 5146 del 16/01/2014, Del Gaudio, Rv. 258774, si ha il vizio di travisamento della prova dichiarativa quando abbia un oggetto definito e non opinabile, tale da evidenziare in modo palese e non controvertibile la tangibile difformità tra il senso intrinseco della singola dichiarazione assunta e quello che il giudice ne abbia inopinatamente tratto: non sussiste invece detto vizio laddove si faccia questione di un presunto errore nella valutazione del significato probatorio della dichiarazione medesima (cfr. nello stesso senso Cass. Sez. 5, n. 8188 del 04/12/2017, dep. 2018, Grancini, Rv. 272406).

    Come già affermato da Cass. Sez. 1, n. 24667 del 15/06/2007, Musumeci, Rv. 237207, il travisamento della prova dichiarativa riguarda il significante - il teste ha detto rosso il giudice ha scritto bianco - e non il significato della dichiarazione (" Si postula dunque correttamente la verifica di conformità della rappresentazione dell'elemento probatorio nella motivazione e, rispettivamente, nel relativo atto del processo per evidenziarne l'eventuale, incontrovertibile e pacifica distorsione, in termini quasi di "fotografia", neutra e a-valutativa, del "significante", ma non anche...

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