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Cassazione civile, 2018, Vedi massime correlate
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    Con atto di citazione del 28 novembre 1994, B.E. conveniva in giudizio F.G. e la UnipolSai S.p.a. (già Fondiaria S.A.I. s.p.a.) al fine di ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito di un sinistro verificatosi in data (OMISSIS).

    Il Tribunale di Macerata, con sentenza del 22 ottobre 2009, riteneva il F. unico responsabile nella causazione del sinistro stradale, condannandolo, in solido con la compagnia assicuratrice, al risarcimento di tutti i danni in favore dell'attore.

    La pronuncia di primo grado veniva appellata da B.S., erede del danneggiato (deceduto nel corso del giudizio di primo grado), che contestava la quantificazione del danno operata dal giudice di prime cure. In particolare, l'appellante censurava la decisione del Tribunale nella parte in cui quest'ultimo aveva ritenuto che il sinistro avesse causato soltanto un aggravamento condizioni di salute della vittima, già menomate per via dell'età avanzata.

    La UnipolSai S.p.a. proponeva appello incidentale, chiedendo la riforma della pronuncia impugnata nella parte in cui aveva ritenuto esclusivo responsabile del sinistro il proprio assicurato F.G..

    La Corte d'appello di Ancona rigettava l'appello principale, accoglieva parzialmente quello incidentale e quindi confermava la responsabilità del F. ma riduceva il quantum del risarcimento dovuto dallo stesso e dalla sua compagnia assicurativa. In particolare, condividendo le conclusioni del c.t.u., il giudice di secondo grado riteneva che l'età avanzata del B. e le patologie, proprie della vecchiaia, in concreto riscontrate avessero avuto efficacia causale concorrente nella produzione del danno. Per l'effetto, la corte territoriale riduceva l'ammontare del risarcimento dovuto a titolo di danno non patrimoniale, operando su tale cifra un'ulteriore riduzione di un quarto, in considerazione dell'intervenuto...

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Va fatta, anzitutto, una premessa comune alla gran parte dei motivi di ricorso. Ripetutamente, e sotto molteplici profili, il ricorrente denuncia, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione dell'art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, ossia il difetto di motivazione del provvedimento impugnato.

    Com'è noto, tale vizio non è più previsto fra i motivi di ricorso per cassazione, a seguito della nuova formulazione dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134. Pertanto, il sindacato di legittimità sulla motivazione è oggi ridotto al "minimo costituzionale", nel senso che è denunciabile in cassazione solo l'anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all'esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella "mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto materiale e grafico", nella "motivazione apparente", nel "contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili" e nella "motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile", esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di "sufficienza" della motivazione (Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830).

    In nessun caso la sentenza impugnata risulta del tutto priva di motivazione o presenta qualcun'altra delle anomalie sopra descritte. Pertanto, è possibile dichiarare fin d'ora inammissibili tutti i motivi di impugnazione nella parte in cui deducono, nella sostanza, vizi di motivazione del provvedimento impugnato.

    2.1 Con il primo motivo si denuncia, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione degli artt. 100,110,342 e 345 c.p.c., nonchè, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione dell'art....

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