• Fatto

    I FATTI DI CAUSA

    La Corte d'appello di Torino con la sentenza di cui in epigrafe dichiarò inammissibile l'impugnazione avanzata da F.G. nei confronti della s.r.l. Eclettika, assumendo la tardività dell'appello, dovendosi tener conto che in data 8/1/2013 il Giudice del Tribunale di Torino aveva provveduto al deposito della sentenza "a mezzo scritturazione elettronica", di talchè la successiva pubblicazione del 18 gennaio restava ininfluente sul computo dei termine lungo previsto per l'appello.

    Al fine di sorreggere il proprio convincimento la Corte territoriale si rifaceva alla sentenza delle S.U. di questa Corte n. 13794 dell'1/8/2012 e, in specie, al seguente passaggio motivazionale "Qualora invece alla redazione integrale della sentenza provveda direttamente il giudice estensore - ormai solitamente in formato elettronico, anche in previsione dell'entrata in vigore delle regole e specifiche tecniche dettate (artt. 15, 16 e 34) dal regolamento contenuto nel D.M. della Giustizia 2011 n. 44 emanato per l'adozione nel processo civile delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, in attuazione del D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82, e succ. mod. ai sensi del D.L. 29 dicembre 2009, n. 193, art. 4, commi 1 e 2, convertito nella L. 22 febbraio 2010, n. 24 - dal momento in cui il documento, conforme al modello normativo (art. 132 c.p.c., e art. 118 disp. att. c.p.c.), è consegnato ufficialmente in cancelleria ovvero è trasmesso in formato elettronico per via telematica mediante PEC (D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82, art. 48) - il procedimento della decisione si completa e si esterna e dalla relativa data la sentenza diviene irretrattabile dal giudice che l'ha pronunziata; è legalmente nota a tutti; inizia a decorrere il termine lungo di decadenza per le impugnazioni di cui all'art. 327 c.p.c., comma 1; produce tutti i suoi effetti giuridici".

    Avverso la determinazione di cui detto ricorre la F. col sostegno di...

  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    La ricorrente deduce violazione o falsa applicazione dell'art. 133 e 327 c.p.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3.

    Questo, in sintesi, l'assunto impugnatorio:

    in data 8/1/2013 il giudice aveva trasmesso elettronicamente la sentenza alla cancelleria, il che comportava che da quel momento la decisione era divenuta irretrattabile e immodificabile, ma ciò non implicava affatto che il provvedimento da quel momento fosse divenuto pubblico. "In una parola, l'invio telematico viene a sostituire la consegna della minuta della sentenza nella cancelleria, e quindi ha il medesimo valore che il deposito della minuta, equivale cioè a certificare l'esistenza della sentenza, rendendola così immodificabile, ma non a renderla pubblica".

    Soggiunge la ricorrente che la esposta tesi era da reputarsi conforme, a dispetto di quanto ritenuto dalla Corte torinese, alla sentenza delle S.U. n. 1379/2012, la quale aveva confermato la necessità che il termine per l'impugnazione decorresse dalla pubblicazione, momento costituente la "esternazione della sentenza" e senza di essa, con la relativa annotazione nei registri e l'assegnazione del relativo numero, la decisione non era da reputarsi accessibile e, pertanto, il termine per impugnare non decorre che da essa. Siccome la pubblicazione era stata effettuata dieci giorni dopo, cioè il 18/1/2013, l'impugnazione non avrebbe potuto esser detta tardiva.

    La censura è fondata.

    Con la sentenza n.18569 del 22/9/2016 (Rv. 641078) questa Corte ha chiarito, a S.U., che il deposito e la pubblicazione della sentenza coincidono e si realizzano nel momento in cui il deposito ufficiale in cancelleria determina l'inserimento della sentenza nell'elenco cronologico, con attribuzione del numero identificativo e conseguente conoscibilità per gli interessati, dovendosi identificare tale momento con quello di venuta ad esistenza della sentenza a tutti gli...

Correlazioni:

Legislazione Correlata (4)