• Fatto

    RILEVATO IN FATTO

    1. Con sentenza n. 3455/2014, depositata in data 16/12/2014, il Tribunale di Monza, dopo avere rigettato le prove per testi, ritenendo la causa documentale, si pronunciava sulla causa promossa da Refillgas s.r.l. in liquidazione contro B.S., Plastigas s.a.s. di B.A. & C. ed (OMISSIS) s.r.l., e accoglieva parzialmente la domanda attorea, dichiarando la simulazione assoluta della cessione dei beni oggetto di causa (macchinari industriali) intervenuta tra Plastigas ed Essebi Italia di B.S.. Il Tribunale accertava che tra le parti Refillgas e Plastigas il 20/4/2007, era intervenuta una cessione di ramo d'azienda, comprensiva del suddetti beni, per effetto dell'esercizio di un diritto di opzione contenuto nel contratto di affitto di ramo di azienda vigente tra le parti dal 1/10/2001 al 30/9/2007, poi cessato con rilascio del capannone alla locatrice Plastigas. Pertanto il giudice adito dichiarava la simulazione assoluta della vendita dei suddetti beni, rimasti nel capannone, da parte della convenuta Plastigas s.a.s. a Essebi Italia di B.S., accertando il diritto dell'attrice a ritenere i beni oggetto di causa; tuttavia, il Tribunale respingeva la domanda di risarcimento del danno spiegata dall'attrice che non aveva ricevuto in consegna i beni per tutti gli anni di durata delle controversie e dichiarava integralmente compensate tra le parti le spese di lite.

    2. Avverso tale sentenza la Refillgas s.r.l. in liquidazione proponeva impugnazione innanzi alla Corte d'Appello di Milano, con atto in data 16/2/2015, chiedendone la riforma parziale in relazione ai capi che respingevano la domanda di risarcimento dei danni e che compensavano le spese del giudizio. Con sentenza n. 2322/2016, pubblicata in data 9/6/2016, la Corte d'Appello di Milano rigettava l'impugnazione e confermava integralmente la sentenza di primo grado, condannando l'appellante al pagamento delle...

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  • Diritto

    RITENUTO IN DIRITTO

    1. Con il primo motivo il ricorrente deduce, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 5, l'omesso esame di fatti decisivi per il giudizio che sono stati oggetto di discussione tra le parti, nonchè, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 3 e n. 4, la nullità della sentenza per violazione dell'art. 132 c.p.c.. In particolare, il ricorrente contesta l'affermazione dei giudici di merito relativa all'assenza di prova circa il danno subito, essendo stato omesso l'esame della documentazione prodotta attestante l'inadempimento, senza alcuna considerazione in ordine all'intera vicenda contrattuale da cui avrebbe dovuto desumersi, non solo il comportamento di grave inadempimento della controparte al contratto di cessione di beni aziendali, ma anche la sua volontà di sottrarsi alla procedura esecutiva intrapresa dalla società ricorrente dopo che era intervenuto un lodo che aveva attestato il corretto esercizio del diritto d'opzione (per l'acquisto di ramo d'azienda con relativi beni), tutti comportamenti da cui avrebbe dovuto inferirsi la lesività della condotta gravemente inadempiente e in mala fede tenuta dalla controparte.

    1.1. Le due censure sono inammissibili.

    1.2. La prima censura attiene ad un vizio della motivazione, qualificata come "apparente", che sarebbe sussumibile nel n. 5 della vecchia formulazione dell'art. 360 c.p.c.. Stante l'avvenuta modifica della norma e la deduzione, da parte del ricorrente, di soli elementi fattuali finalizzati ad una nuova valutazione dei fatti di causa e ad un terzo grado di giudizio, la censura è inammissibile. "In seguito alla riformulazione dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012, non sono più ammissibili nel ricorso per cassazione le censure di contraddittorietà e insufficienza della motivazione della sentenza di merito impugnata, in quanto il sindacato di legittimità sulla motivazione resta...

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