Estremi:
Cassazione civile, 2018,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    1. B.A. ricorre, affidandosi a quattro motivi, per la cassazione della sentenza del Tribunale di Ragusa, con la quale, in riforma della pronuncia del giudice di pace di Vittoria, era stata respinta la sua domanda volta ad ottenere dalla BMW Italia Spa, il risarcimento dei danni subiti dalla propria autovettura a seguito dell'improvviso spegnimento del motore sul tratto di strada che stava percorrendo, spegnimento causato, in occasione di pessime condizioni meterologiche, dalla penetrazione, negli ingranaggi, di una ingente quantità di acqua piovana, ristagnante sull'asfalto.

    2. La società intimata ha resistito.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Con il primo motivo, il ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 206 del 2005, artt. 114, 116, 118 e 120, e dell'art. 2697 c.c.: assume che il Tribunale aveva erroneamente interpretato le norme poste a presidio della tutela del consumatore dalle quali doveva evincersi la "responsabilità presunta" del produttore che prescindeva dall'accertamento della colpa e che poneva a suo carico l'onere di provare i fatti che potevano escludere la sua responsabilità.

    Lamenta l'impropria inversione dell'onere della prova, precisando che il difetto dell'autovettura, il danno e la relativa connessione causale risultavano fatti non controversi (cfr. pag. 11 del ricorso).

    1.1. Il motivo è infondato.

    Questa Corte ha avuto modo di chiarire che "la responsabilità da prodotto difettoso ha natura presunta, e non oggettiva, poichè prescinde dall'accertamento della colpevolezza del produttore, ma non anche dalla dimostrazione dell'esistenza di un difetto del prodotto. Incombe, pertanto, sul soggetto danneggiato - ai sensi del D.P.R. 24 maggio 1988, n. 224, art. 8, (trasfuso nell'art. 120 del cd. "codice del consumo") - la prova del collegamento causale non già tra prodotto e danno, bensì tra difetto e danno danno" (cfr. Cass. 13458/2013); ed è stato altresì affermato che "in tema di responsabilità per danni da prodotto difettoso, gli obblighi gravanti sul produttore non possono ragionevolmente estendersi all'impiego di materiali, o all'adozione di cautele specifiche, tali da reggere anche ad un uso del prodotto univocamente prospettato all'utente come non conforme a minimali modalità di utilizzo, queste ultime a loro volta corrispondenti a regole di comune prudenza, non particolarmente gravose, nè implicanti apprezzabili limitazioni del bene (cfr. Cass. 16808/2015).

    1.2. Tanto premesso, si osserva che il ricorrente, con la censura in esame,...

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