• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. La Corte di appello di Firenze, con la decisione in epigrafe indicata, ha confermato la decisione di primo grado che aveva condannato L.M.R. e M.A. alla pena di mesi 1 di arresto ed Euro 10500,00 di ammenda ciascuno, relativamente al reato di cui all'art. 110 c.p. e D.P.R. n. 380 del 2001, art. 44, lett. B. Accertato il (OMISSIS).

    2. Ricorrono per Cassazione, i due imputati, tramite difensore, con un unico motivo di ricorso: violazione di legge, (art. 18 Cost., n. 83/2000, art. 2 bis) poichè l'astensione del difensore dalle udienze ha natura di diritto fondamentale e per l'udienza del 10 aprile 2017 il difensore aveva inviato alla cancelleria della Corte di appello (come da informazioni ricevute dall'URP della Corte di appello di Firenze), PEC per il rinvio dell'udienza in relazione all'adesione del difensore all'astensione di categoria. La Corte di appello invece ha nominato un difensore di ufficio e ha deciso la causa, violando il diritto alla difesa effettiva.

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    3. Il ricorso non risulta manifestamente infondato, in considerazione del contrasto di giurisprudenza, all'interno della Corte di Cassazione, sull'uso della Posta elettronica certificata per il deposito di istanze.

    Deve rilevarsi che, per una parte della giurisprudenza, l'uso della PEC (anche se non rende l'atto irricevibile o inammissibile, così come già ritenuto per il Fax) comporta un dovere di diligenza del mittente di accertarsi della sottoposizione tempestiva dell'atto al Giudice: "La richiesta di rinvio dell'udienza per legittimo impedimento del difensore, inviata a mezzo posta elettronica in cancelleria, non è irricevibile nè inammissibile, anche se l'utilizzo di tale irregolare modalità di trasmissione comporta l'onere, per la parte che intenda dolersi in sede di impugnazione dell'omesso esame della sua istanza, di accertarsi del regolare arrivo della mail in cancelleria e della sua tempestiva sottoposizione all'attenzione del giudice procedente" (Sez. 2, n. 47427 del 07/11/2014 - dep. 18/11/2014, Pigionanti, Rv. 26096301). Per il fax: "L'invio a mezzo telefax della richiesta di rinvio per legittimo impedimento dell'imputato o del difensore non comporta l'onere per la parte di accertarsi del regolare arrivo del fax e del suo tempestivo inoltro al giudice procedente, essendo, al fine, sufficiente dimostrare che il giudice sia stato messo nella condizione di conoscere tempestivamente dell'esistenza dell'istanza" (Sez. 5, n. 535 del 24/10/2016 - dep. 05/01/2017, Asmarandei, Rv. 26894201; vedi anche Sez. 1, n. 1904 del 16/11/2017 - dep. 17/01/2018, Deriù, Rv. 27204901). Non risulta però chiarito come (e perchè) il professionista deve interferire con l'organizzazione giudiziaria, per accertarsi dell'arrivo della PEC, quando la stessa automaticamente certifica la ricezione al destinatario della e-mail.

    Si accolla al difensore un onere non previsto dalla legge e di difficile (se non...

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