• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1.Con l'ordinanza impugnata, il Tribunale di Bari-Sezione per il riesame dei provvedimenti restrittivi della libertà personale ha rigettato l'impugnazione proposta da S.A. - indagato di plurimi fatti di bancarotta - avverso l'ordinanza del Gip del 29 gennaio 2018 che, per quanto in questa sede rileva, aveva applicato nei confronti dell'indagato la misura cautelare degli arresti domiciliari.

    1.1. In estrema sintesi, la vicenda cautelare riguarda gravi e numerose operazioni dolose, sorrette da falsità del bilancio e infedeltà patrimoniali e realizzate mediante condotte di sostanziale spoliazione, protrattesi sin dall'epoca della sua costituzione in seguito alla cessazione della gestione commissariale governativa, della Ferrovie dello Stato e Servizi Automobilistici s.r.l. (d'ora in poi FSE), società ex lege di gestione dei pubblici trasporti pugliesi, interamente partecipata dal Ministero delle infrastrutture. Indagini della magistratura ordinaria e contabile avevano determinato il Ministero alla nomina del Commissario straordinario in data 12 gennaio 2016 e, su richiesta di questi, l'ammissione della società a concordato in continuità.

    I successivi accertamenti svolti avevano consentito di enucleare a carico di F.L. - già commissario governativo e quindi legale rappresentante e amministratore unico di FSE dal 1 gennaio 2001 al 24 novembre 2015 - gravi condotte di bancarotta societaria mediante falso in bilancio ed altre infedeltà patrimoniali, bancarotta patrimoniale per dissipazione e distrazione, enucleando plurime operazioni dolose causative del dissesto.

    Nel contesto della investigazioni, si era venuta a delineare la figura dell'avvocato S.A., a carico del quale venivano ravvisati gravi indizi ritenuti dal Gip nell'ordinanza impositiva concludenti di una forma di concorso, in qualità di extraneus e non già di (co)amministratore di fatto, come ipotizzato dal PM -...

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Il ricorso è infondato.

    2. In riferimento al primo motivo di ricorso, con il quale si censura la valutazione della provvista indiziaria svolta dal tribunale pur a fronte della rinuncia all'impugnazione sul punto, va rilevato come, secondo il consolidato orientamento di legittimità, il riesame di una misura cautelare personale è mezzo di impugnazione con effetto interamente devolutivo e l'interessato non può, pertanto, limitare il potere di cognizione del tribunale ad uno solo dei presupposti della misura (nel caso di specie, le esigenze cautelari), precludendo con la rinunzia ai motivi l'esame dei gravi indizi.

    2.1. Invero, in materia di impugnazioni contro provvedimenti de libertate, il tribunale della libertà, investito in sede di riesame o di appello del tema relativo alla insussistenza della esigenza cautelare ritenuta nella ordinanza, ha il potere di confermare la misura cautelare anche per esigenze diverse da quelle poste alla base della sua applicazione (ex plurimis: Sez. 6, n. 26458 del 12/03/2014, Riva, Rv. 259976; Sez. 6, n.4294 del 10/12/2012, Scaccia, Rv. 254416, Sez. 5, n. 4446 del 05/12/2006, dep. 2007, Semeraro, Rv. 235687). Le condizioni cautelari rappresentano, infatti, un unitario compendio, sebbene declinato sotto i diversi profili previsti dall'art. 274 cod. proc. pen., e la loro valutazione non può che essere omnicomprensiva ed attenere alla globalità dei predetti profili, secondo la previsione dell'art. 309 c.p.p., comma 9, che consente al tribunale di annullare o riformare in senso favorevole all'imputato il provvedimento impugnato anche per motivi diversi da quelli enunciati nell'atto di impugnazione, ovvero di confermarlo per ragioni diverse da quelle indicate nella motivazione del provvedimento (Sez. 6, n. 2056 del 04/06/1999, Porkar, Rv. 214117).

    2.2. Non viola, pertanto, il principio della domanda cautelare il giudice della cautela che ritenga...

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