Estremi:
Cassazione civile, 2018,
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Con avviso di accertamento, notificato nel settembre 2007, l'Agenzia delle Entrate rettificava, ai fini dell'Iva, dell'Irpeg e dell'Irap anno d'imposta 2004, il reddito imponibile della ATOM s.p.a sulla base di due rilievi. In particolare, con il primo rilievo si contestavano oneri bancari di competenza di altri soggetti passivi d'imposta, in difformità dell'art. 109 TUIR, sul presupposto che la "stagnazione" del credito(vantato ed esposto in bilancio nei confronti di una controllata estera (la Atom Shangai Inter Trade), avesse concorso ad elevare costi sostenuti per interessi passivi verso banche, senza avere prodotto nè ricavi nè reddito, sicchè veniva operata dall'Ufficio la presunzione che gli oneri finanziari fossero stati gravati dal ricorso all'indebitamento verso banche, che era costato alla Società l'importo desunto applicando al credito medio concesso il prime rate medio individuabile per il periodo di imposta 2003 nel 7%; con il secondo rilievo si contestava l'omessa contabilizzazione di componenti positivi di reddito relativamente al costo di produzione di alcuni macchinari e dei relativi prezzi di vendita.

    Il ricorso proposto dalla Società avverso l'atto impositivo veniva integralmente accolto dalla Commissione tributaria provinciale ma la decisione, appellata dall'Agenzia delle entrate, è stata parzialmente riformata dalla Commissione tributaria regionale della Lombardia la quale, con la sentenza indicata in epigrafe, ha riconosciuto, ai soli fini dell'Irpeg e dell'Irap, una maggiore produzione dei beni e, quindi, un'omessa dichiarazione di componenti positivi con sanzioni al mimino, mentre per il resto ha confermato l'annullamento del primo rilievo.

    In particolare, il Giudice di appello ha annullato la prima ripresa rilevando che dagli atti non emergeva la presenza di un credito di natura finanziaria ma, al contrario, di un credito da transazione commerciale. In relazione al secondo rilievo, invece, la...

  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Con il primo motivo del ricorso principale si deduce la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 2, lett. d) e d bis) laddove il Giudice di appello aveva ritenuto legittimo il ricorso al metodo induttivo (di cui alla norma invocata) sebbene non ne ricorressero i presupposti, per avere la Società, la cui contabilità era stata ritenuta ben tenuta e regolare, risposto al questionario, fornendo tutta la documentazione richiesta.

    2. Con il secondo motivo si deduce la violazione dell'art. 112 cod. proc. civ. in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, laddove la C.T.R. aveva omesso di esaminare l'eccezione, formulata in via subordinata, relativa alla pertinenza ed esaustività della documentazione presentata in risposta al questionario.

    3. Con il terzo motivo si deduce la medesima violazione di cui al secondo mezzo per avere la Commissione omesso di esaminare le eccezioni formulate, in via di ulteriore subordine, sulla illegittimità del questionario per genericità dei dati richiesti e sulla violazione dei principii di collaborazione, lealtà e correttezza.

    4.  I motivi, connessi, possono trattarsi congiuntamente e sono infondati.

    4.1.  Ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 2 nel testo vigente ratione temporis, l'Ufficio, in deroga alle disposizioni del comma precedente, era legittimato a determinare il reddito di impresa, sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza, con facoltà di prescindere in tutto o in parte dalle risultanze del bilancio e delle scritture contabili in quanto esistenti e di avvalersi anche di presunzioni prive dei requisiti di cui alla lett. d) del precedente comma quando (per quello che rileva in questa sede):

    d) le omissioni e le false e inesatte indicazioni accertate ai sensi del precedente comma ovvero le irregolarità formali delle scritture contabili risultante dal verbale di ispezione...