Estremi:
Cassazione penale, 2018,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Con sentenza del 31 marzo 2017 la corte d'Appello di Bologna ha confermato la sentenza del Tribunale dal G.U.P. del Tribunale di Rimini, resa in sede di giudizio abbreviato, con cui T.C. è stato ritenuto responsabile del reato di cui all'art. 589 c.p., commi 1 e 2, perchè con imprudenza negligenza ed imperizia ed in violazione del C.d.S., art. 186, comma 2, lett. c) e dell'art. 141, commi 4 ed 11, in stato di alterazione psico-fisica conseguente l'assunzione di sostanze alcoliche, non moderava la velocità fino a fermarsi, in presenza di persone che trovandosi sulla sua traiettoria tardavano a scansarsi, investendo l'ultimo dei tre pedoni in attraversamento della sede stradale, così cagionando la morte del minore A.A., a seguito di trauma cranico.

    2. Avverso la sentenza della Corte territoriale propone ricorso l'imputato, a mezzo del suo difensore, affidandolo a due distinti motivi.

    3. Con il primo lamenta, ex art. 606, comma 1, lett. e), il vizio di motivazione, per travisamento delle risultanze probatorie, per avere la Corte, ed in precedenza il G.U.P., omesso di valutare il contenuto del fascicolo per le indagini preliminari e la consulenza tecnica a firma dell'ing. N., depositata dal ricorrente, dai quali emergevano circostanze fattuali inconciliabili con l'affermazione di responsabilità, relative all'impossibilità di avvistamento dei pedoni, al tentativo del conducente dell'auto di porre in essere una manovra di emergenza, deviando verso il margine destro della strada, nonchè all'imprudente condotta del minore deceduto, che iniziava l'attraversamento, in un tratto privo di illuminazione, di passaggio pedonale e di segnaletica orizzontale e verticale. Osserva come, ignorando del tutto siffatte emergenze, il giudice di secondo grado abbia ritenuto la sussistenza della prova della colpevolezza dell'imputato, desumendola dal tasso alcolemico riscontrato, dalla sua consapevolezza...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Le doglianze, che possono essere trattati congiuntamente in quanto strettamente connesse, sono infondate.

    2. Il ricorrente non mette in dubbio le modalità di accadimento del sinistro (salvo quanto infra), ma sostiene che l'incidente ebbe luogo per esclusiva imprudenza della vittima, che intraprese attraversamento, su un tratto di strada privo strisce pedonali, di cartellonistica stradale, in ora notturna, in zona senza alcuna illuminazione, in condizioni, quindi, di impossibilità di avvistamento da parte dell'auto sopraggiungente. Rileva la correttezza del comportamento tenuto dal conducente, che aveva rispettato il limite massimo di velocità, operando una sterzata a destra, unica manovra di emergenza possibile al momento del tardivo avvistamento, sicchè il prodursi dell'evento era dovuto esclusivamente alla situazione dei luoghi ed alla condotta della giovane vittima, mentre lo stato di ebbrezza alcolica del T., non poteva dirsi causalmente orientata all'evento, ma semplice occasione del sinistro. In relazione all'impossibilità di avvistamento, tuttavia, evidenzia la contraddittorietà della motivazione nella parte in cui, pur dando atto dell'errore di calcolo dei tempi necessari per attraversare la carreggiata, egualmente finisce per aderire alla decisione del G.U.P., fondata su una interpretazione distorta e fuorviante, dei fatti oggetto del processo.

    3. Va rilevato, sul punto, che sentenza di secondo grado si sofferma sull'erroneità del calcolo contenuto del provvedimento impugnato in quella sede, rilevando che il tempo di attraversamento dei pedoni, andava quantificato in una misura prossima ai 5 secondi, anzichè ai 20 secondi come ritenuto dal primo giudice, con la conseguenza che l'autovettura al momento della avvistamento si trovava a 50 metri e non ha 270 metri, come ritenuto dal giudice del primo grado. Nondimeno, secondo la Corte territoriale, anche nei termini matematici...

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