• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1.Con sentenza in data 23/7/2012 il Tribunale di Livorno assolveva P.A. e C.Y. dal delitto di usura in danno di Q.A. ascritto al capo A) della rubrica; riconosceva gli imputati colpevoli del reato di cui agli artt. 81,110,56 e 393 c.p., così modificata l'originaria imputazione di tentata estorsione contestata al capo C), nonchè del delitto di lesioni aggravate in danno dello stesso Q. di cui al capo D) e della contravvenzione L. n. 110 del 1975, ex art. 4 sub E); il P. veniva dichiarato - altresì - responsabile del reato di cui agli artt. 56 e 393 c.p., così modificata l'imputazione di tentata estorsione sub B), limitatamente al fatto commesso in (OMISSIS) e, esclusa per entrambi la contestata recidiva, il primo giudice condannava P.A. alla pena di mesi sette di reclusione per i delitti e mesi sei di arresto ed Euro mille di ammenda per la contravvenzione; C.Y. alla pena di mesi sei di reclusione per i delitti e mesi sei di arresto ed Euro mille di ammenda per la contravvenzione.

    A seguito di appello interposto dal P.m. e dagli imputati, la Corte d'Appello di Firenze, in parziale riforma delle decisione di prime cure, dichiarava l'estinzione per maturata prescrizione della contravvenzione contestata al capo E), eliminando la relativa pena e determinando quella per i residui delitti in mesi sette di reclusione per il P., in mesi sei di reclusione per il C. e confermando le residue statuizioni.

    I fatti a giudizio originano dalle denunzie di Q.A. concernenti un prestito asseritamente usurario accordatogli dal P. dell'importo di Euro 20 mila cui facevano seguito tentativi di riscossione del credito, realizzati anche in concorso con il C., caratterizzati da minaccia e violenza fisica ai danni della p.o., originariamente qualificati dall'accusa ai sensi degli artt. 56 e 629 c.p..

    2. Ha proposto ricorso per...

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    3. Il ricorso del P.g. è fondato e merita accoglimento.

    Invero, il diniego di riapertura dell'istruttoria dibattimentale per nuova assunzione della p.o. Q. alla luce delle circostanze emerse dopo la pronunzia della sentenza di primo grado per effetto della collaborazione- maturata nell'ambito di diverso procedimento- di R.O. appare sotto diversi profili censurabile. Da un lato, infatti, non appare persuasiva l'interpretazione di prova nuova accreditata dal collegio giudicante e la qualificazione delle dichiarazioni del R. alla stregua di una mera ritrattazione dei contenuti della testimonianza resa in primo grado; dall'altro - a fronte del gravame del P.m. che investiva la pronunzia assolutoria per la fattispecie di usura ascritta al capo A) e la riqualificazione alla stregua di tentativo di ragion fattasi degli episodi originariamente rubricati come tentate estorsioni sulla base della ritenuta, parziale inattendibilità del denunziante - risulta inappagante l'assunto della sentenza impugnata che senza un adeguato impegno argomentativo ha negato la nuova escussione della p.o. e valore decisivo alle dichiarazioni del R., chiamato a riferire ex art. 210 c.p.p. - secondo quanto si legge a pag. 4 della motivazione - in ordine alle false testimonianze rese nel giudizio di primo grado dallo stesso collaboratore e dai testi B.F., V.M. e D.M. nonchè in relazione alla sottrazione e successiva distruzione delle cambiali e dei titoli rilasciati a garanzia del prestito usurario oggetto d'incolpazione sub A).

    3.1 Il P.m. impugnante aveva devoluto alla Corte territoriale la rivalutazione della deposizione del Q., anche alla luce degli elementi di conferma al suo narrato desumibili dalle sopravvenute dichiarazioni del R. - di ben più ampia portata rispetto alla mera ritrattazione dei contenuti della testimonianza resa in dibattimento - e la Corte...

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