• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1. L.B. e B.G. convennero in giudizio il Ministero delle finanze e l'Agenzia delle entrate, per sentirli condannare al risarcimento dei danni cagionati dalla violazione delle regole d'imparzialità, correttezza e buon andamento della pubblica amministrazione nella gestione dei procedimenti amministrativi e del contenzioso tributario scaturiti dagl'illeciti commessi a loro danno dal commercialista C.G., ed accertati dal Pretore di Verona con sentenza penale definitiva.

    Premesso che il predetto professionista, della cui opera si erano avvalsi per la predisposizione delle dichiarazioni dei redditi e delle dichiarazioni IVA, si era sottratto all'adempimento dei propri obblighi professionali, appropriandosi indebitamente degl'importi consegnatigli affinchè li versasse all'Erario, esposero che, a causa di tali comportamenti, essi erano andati incontro a complesse vicende tributarie, sfociate in un lungo contenzioso e talvolta in procedimenti penali, alimentati dal moltiplicarsi di contestazioni fiscali rivelatesi infondate, richieste di documentazione, impedimenti burocratici e prassi interpretative non coerenti, nonchè dal rifiuto dell'Amministrazione di pervenire ad una definizione unitaria della vicenda e di sgravarli delle sanzioni e degl'interessi.

    Si costituirono il Ministero e l'Agenzia, e resistettero alla domanda, chiedendone il rigetto per prescrizione e genericità.

    1.1. Con sentenza del 23 aprile 2007, il Tribunale di Venezia dichiarò il difetto di giurisdizione dell'Autorità giudiziaria ordinaria in ordine alle domande di restituzione di versamenti tributari, la prescrizione di quelle derivanti da fatti anteriori al quinquennio, rigettò la domanda di risarcimento del danno patrimoniale ed accolse quella di risarcimento del danno non patrimoniale, condannando i convenuti al pagamento della somma di Euro 15.000,00, oltre interessi, in favore di ciascuno degli...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Con il primo motivo d'impugnazione, i ricorrenti denunciano l'omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, censurando la sentenza impugnata per aver escluso l'illiceità del comportamento dell'Amministrazione, senza tenere conto del notevole arco temporale in cui si è dipanata la vicenda, dell'omessa valutazione delle loro offerte di bonario componimento, della moltiplicazione delle contestazioni e della riluttanza dell'Amministrazione a prendere in esame unitariamente la loro situazione. Aggiungono che le condotte ascritte all'Amministrazione sono state tutte acclarate, essendo emersi la contraddittorietà delle prassi relative alla sospensione degli interessi e delle sanzioni, l'avvenuta effettuazione dei controlli in prossimità della scadenza dei termini, il ritardo nei rimborsi dovuti. Affermano infine che, nell'escludere l'imputabilità alla Amministrazione delle conseguenze esistenziali provocate dall'accavallarsi di contestazioni, procedimenti, istanze e decisioni, la sentenza impugnata non ha tenuto conto degli accertamenti compiuti dal c.t.u. e delle deposizioni rese dai testi escussi.

    2. Con il secondo motivo, i ricorrenti deducono la violazione e la falsa applicazione dell'art. 97 Cost., e della L. n. 212 del 2000, art. 5, commi 1 e 4, e art. 10, commi 1, 2 e 3, sostenendo che, nell'escludere l'applicabilità del principio di buon andamento della Pubblica Amministrazione, la sentenza impugnata non ha considerato che la violazione dello stesso comporta l'antigiuridicità della condotta dell'Amministrazione, trattandosi di norma precettiva, dalla quale discendono diritti soggettivi perfetti dei privati. Aggiungono che, nel ritenere irrilevante la contrarietà del comportamento dell'Amministrazione alle finalità di semplificazione ed al principio dell'affidamento e della buona fede, la Corte di merito ha omesso di rilevare che le norme...

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