• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1. Con ricorso depositato il 17 giugno 2015, G.C. chiedeva al Tribunale per i minorenni delle Marche di riconoscere al ricorrente "il diritto di allacciare e mantenere rapporti significativi con i propri nipoti P.L., B.A., B.G., G.G.", ai sensi dell'art. 317 bis c.c., con ogni conseguente statuizione di legge. Il Tribunale adito, con decreto n. 3089 del 29 ottobre 2015, rigettava il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

    2. Con decreto n. 41/2016, depositato il 22 gennaio 2016, la Corte d'appello di Ancona, rigettava il reclamo proposto dal G., confermando integralmente l'impugnato provvedimento. Il giudice di secondo grado - sulla base delle concordi dichiarazioni rese nel giudizio dai figli del reclamante e dagli stessi nipoti - riteneva, invero, che non fosse conforme all'interesse superiore dei minori la frequentazione dei medesimi con il nonno, stante l'atteggiamento prevaricatore e violento dimostrato dal medesimo in famiglia.

    3. Per la cassazione di tale sentenza ha, quindi, proposto ricorso G.C. nei confronti di G.F. e B.C., quali genitori dei minori B.G. e B.A., Gi.Cr. e P.M., quali genitori della minore P.L., G.P. e M.S.L.C., quali genitori della minore G.G., affidato a tre motivi. I resistenti hanno replicato con controricorso.

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. In via pregiudiziale, la Corte è tenuta ad affrontare essendone stata investita dall'ordinanza della Sesta Sezione Civile n. 4266/2018 del 12 gennaio 2018, che ha rimesso, per l'esame di tale questione, la causa alla pubblica udienza - il dibattuto problema concernente l'ammissibilità del ricorso per cassazione proposto avverso il provvedimento emesso in sede di reclamo, ex art. 739 c.p.c., nei confronti del decreto reso dal tribunale per i il minorenni ai sensi dell'art. 336 c.c., espressamente richiamato dalla novellata norma dell'art. 317 bis c.c..

    1.1. Orbene, secondo il tradizionale orientamento di questa Corte, i provvedimenti modificativi, ablativi o restitutivi della potestà dei genitori, resi dal giudice minorile ai sensi degli artt. 330,332,333 e 336 c.c. (oggi richiamato, come dianzi detto, anche dall'art. 317 bis c.c.), configurano espressione di giurisdizione volontaria non contenziosa, in quanto non risolvono conflitti fra diritti posti su un piano paritario, ma sono preordinati all'esigenza prioritaria della tutela degli interessi dei figli e sono, altresì, soggetti alle regole generali del rito camerale, sia pure con le integrazioni e specificazioni previste dalle citate norme. Con la conseguenza che detti provvedimenti, sebbene adottati dalla corte d'appello in esito a reclamo, non sono idonei ad acquistare autorità di giudicato, nemmeno "rebus sic stantibus", in quanto modificabili e revocabili non solo "ex nunc", per nuovi elementi sopravvenuti, ma anche "ex tunc", per un riesame (di merito o di legittimità) delle originarie risultanze. Di talchè essi esulano dalla previsione dell'art. 111 Cost. e non sono, pertanto, impugnabili neppure con ricorso straordinario per cassazione (cfr. ex plurimis, Cass., 17/06/2009, n. 14091; Cass., 14/05/2010, n. 11756; Cass., 31/05/2012, n. 8778; Cass., 13/09/2012, n. 15341; Cass., 22/09/2016, n. 18562).

    Non era mancata in verità, anche in...

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