• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. C.S. è stato condannato dal Tribunale di Livorno, in assenza, con sentenza emessa il 21/9/2016 all'esito di rito abbreviato, alla pena di cinque anni e quattro mesi di reclusione per il reato di omicidio colposo aggravato, e ancora alla pena di un anno e otto mesi di reclusione per i reati di omissione di soccorso e di simulazione di reato, ed a quella di un anno di arresto ed Euro 3000 di ammenda per essersi posto alla guida della sua autovettura in stato di alterazione dovuto all'assunzione di stupefacenti.

    La Corte di Appello di Firenze, con sentenza del 10/7/2017, sull'appello proposto dall'imputato, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha ridotto la pena complessiva a 7 anni di reclusione, confermando nel resto la condanna, intervenuta, nello specifico, con riguardo alle seguenti imputazioni:

    a. delitto p. e p. dall'art. 61 c.p., n. 3, art. 589 c.p., comma 2 e comma 3, n. 2 perchè, alla guida della propria autovettura Opel tg. (OMISSIS) sulla SP (OMISSIS) direzione (OMISSIS) km. (OMISSIS) in stato di intossicazione da assunzione di cannabinoidi, per colpa consistita in negligenza, imprudenza, imperizia ed inoltre in violazione delle norme regolatrici disciplinate dal C.d.S. (velocità eccessiva in termini assoluti - 75 km/h circa a fronte del limite imposto di 50 km/h - e relativi, soprattutto in rapporto alla scarsa visibilità dovuta al sorgere del sole) urtava L.B.R.A.M. che sulla stessa corsia in direzione opposta stava facendo jogging in banchina, cagionandone il decesso.

    b. del delitto p. e p. dall'art. 61 c.p., n. 2, art. 81 cpv. c.p., art. 189 C.d.S., commi 6 e 7 perchè a seguito del sinistro descritto al capo che precede e per conseguirne l'impunità ometteva di fermarsi e di prestare soccorso alla parte offesa;

    c. del delitto p. e p. dall'art. 61 c.p., n. 2 e art. 367 c.p. perchè, al fine di conseguire l'impunità per i delitti...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Risulta fondato il solo secondo motivo di ricorso sopra illustrato, per cui la sentenza impugnata va annullata limitatamente alla sussistenza dell'aggravante di cui all'art. 61 c.p., n. 3, con rinvio ad altra Sezione della Corte di Appello di Firenze per nuovo giudizio sul punto, dovendosi rigettare il ricorso nel resto.

    2. Quanto al motivo sub a., con il quale il ricorrente contesta il provvedimento impugnato, sotto il profilo della violazione di legge, per avere a suo avviso erroneamente assimilato la persona offesa, che pacificamente stava effettuando attività di jogging ad un pedone, lo stesso si palesa infondato.

    In primo luogo va rilevato, infatti, che il ricorrente dà per scontato un accadimento di fatto che non pare acclarato con certezza, e cioè la circostanza che L.B.R.A.M. corresse lungo la carreggiata di marcia dei veicoli, in senso opposto alla sopravveniente autovettura del C., e non all'esterno della carreggiata. Il giudice di primo grado, sul punto, rileva, infatti, a pag. 4 della propria pronuncia, che: "La L.B. - per quanto ricavabile dalle tracce rilevate sul manto stradale e dalle dichiarazioni testimoniali (...) si manteneva sul margine sinistro (relativamente al suo senso di marcia) della carreggiata - onde avere una visione frontale dei veicoli che sopraggiungevano lungo la corsia (...) e stava procedendo sulla banchina ossia all'esterno della carreggiata, in prossimità del ciglio erboso al di là della striscia bianca continua di delimitazione esterna della carreggiata". E, a fronte della specifica doglianza, la Corte territoriale risponde che la stessa "procedeva lungo il margine della carreggiata" (così sub 1. dei motivi della decisione), fornendo una risposta non chiarificatrice sul punto.

    In ogni caso ritiene il Collegio che non possa condividersi l'interpretazione che il ricorrente opera dell'art. 190 C.d.S., norma rubricata...

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