Estremi:
Cassazione penale, 2018,
Classificazione:
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Il Tribunale di Crotone, con ordinanza del 22 febbraio 2018 ha accolto l'appello del Pubblico Ministero avverso l'ordinanza del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di quella città del 26 gennaio 2018 ed ha conseguentemente disposto il sequestro preventivo di due immobili e di una pubblica via nel comune di Petilia Policastro, ipotizzandosi il delitto di cui agli art. 452-quater c.p., comma 1, n. 3 e art. 452-quinquies c.p., comma 2 nei confronti di N.A. e R.S., nelle loro rispettive qualità di sindaco del comune di Petilia Policastro e di responsabile dell'ufficio tecnico, settore gestione del territorio e lavori pubblici, nel medesimo comune.

    La condotta loro contestata si sarebbe concretata nella prolungata inerzia, a fronte di una situazione di elevato rischio di crollo, riscontrato riguardo ad un fabbricato totalmente abusivo e conseguente non soltanto al inosservanza delle norme tecniche di legge che disciplinano l'attività edificatoria, ma anche alla instabilità del sottosuolo dovuta all'attraversamento tombale di un canale al di sotto del fabbricato.

    Avverso tale pronuncia i predetti propongono congiuntamente ricorso per cassazione tramite il loro difensore di fiducia, deducendo i motivi di seguito enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione, ai sensi dell'art. 173 disp. att. c.p.p..

    2. Con un primo motivo di ricorso deducono la violazione di legge, rilevando l'insussistenza, nel caso di specie, del delitto contestato ed affermando che la condotta loro attribuita non sarebbe riconducibile alla fattispecie astratta del delitto di disastro ambientale colposo, mancando, in particolare, un fenomeno di disastro riscontrabile quale effetto dell'alterazione o della compromissione di un ecosistema o delle sue componenti, come richiesto dalla legge ed osservando che l'eventuale violazione della disciplina urbanistica, riscontrata nel caso...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Il ricorso è fondato per le ragioni di seguito specificate.

    2. Va premesso che nè nell'ordinanza impugnata, nè, tanto meno, nel ricorso, unici atti accessibili a questa Corte, è stata riprodotta testualmente l'incolpazione provvisoria.

    Dalla dettagliata ricostruzione della vicenda effettuata dal Tribunale emerge comunque, per quel che qui rileva, che, a seguito dell'improvvisa apertura di una voragine di circa 10 metri quadrati all'interno di un magazzino di proprietà di un privato, i Vigili del Fuoco riscontrarono la sussistenza di un concreto ed attuale pericolo di cedimento strutturale dell'intero edificio e dell'immobile adiacente, esposto a pericolo di crollo per induzione.

    Analoga situazione era stata riscontrata nel 2015, in occasione dell'apertura di un'altra voragine.

    L'edificio oggetto di verifica, di cinque piani, presentava l'esplosione ed il completo deterioramento di tre pilastri interni, in corrispondenza del nodo di congiunzione pilastro/trave ed il copri ferro inesistente ed i ferri di armatura verticali inefficaci non venivano ritenuti idonei a garantire la sicurezza statica dell'edificio.

    Entrambi gli edifici risultavano essere completamente abusivi, così come tutti quelli ubicati nella via Colla, perchè costruiti senza alcun titolo abilitativo e mai sanati o condonati (pag. 3 ordinanza).

    A fronte di tale situazione, gli indagati emettevano due ordinanze ai sensi del D.Lgs. n. 276 del 2000, art. 54, comma 2, con le quali si disponeva lo sgombero degli edifici e la chiusura al traffico di un tratto di strada. I provvedimenti, tuttavia, ad un successivo controllo risultavano non eseguiti, in quanto tutti gli appartamenti, tranne uno, risultavano abitati, gli esercizi commerciali erano aperti e sulla strada si circolava liberamente.

    Descritti gli esiti di altre verifiche tecniche ed indagini, l'ordinanza specifica che...

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