• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Nell'anno 2010 M.P., azionista di maggioranza e presidente del c.d.a. della (OMISSIS) s.p.a., sottoscrisse interamente un prestito obbligazionario non convertibile, garantito da ipoteca, deliberato dalla società per l'importo di Euro 200.000,00.

    Dichiarato, nel marzo 2012, il fallimento della (OMISSIS), M. propose domanda di insinuazione per il credito suddetto, maggiorato di interessi, con prelazione ipotecaria.

    La domanda venne accolta dal giudice delegato, ma con collocazione postergata all'integrale pagamento degli altri creditori ai sensi dell'art. 2467 cod. civ., attesa la ristretta base sociale della fallita, e in chirografo per il palese conflitto di interessi del sottoscrittore.

    Tale provvedimento è stato riformato dal tribunale di Udine, il quale, accogliendone l'opposizione, ha ammesso M. al passivo del fallimento per l'importo e col rango richiesto.

    La curatela fallimentare ha proposto ricorso per cassazione in tre motivi.

    L'intimato ha replicato con controricorso.

    Le parti hanno depositato memorie.

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. - Col primo mezzo, deducendo violazione e falsa applicazione dell'art. 2467 c.c., la ricorrente si duole dell'avere il tribunale ritenuto inapplicabile la norma alle società per azioni.

    Col secondo mezzo, deducendo violazione e falsa applicazione dell'art. 1394 c.c., censura il provvedimento per aver ritenuto infondata la contestazione mossa alla garanzia ipotecaria sottesa al credito, non essendo stato ravvisato - erroneamente - il conflitto di interessi richiamato dal giudice delegato.

    Infine col terzo mezzo la ricorrente, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 5, mette in evidenza che i fatti posti a base della affermata situazione di conflitto di interessi (l'esser stata adottata la deliberazione societaria col voto determinante del M. dopo il già avvenuto versamento, da parte sua, dell'importo che avrebbe dovuto essere oggetto di sottoscrizione, oltre tutto in un contesto patrimoniale negativo, infine certificato tale dal collegio sindacale due mesi dopo la deliberazione) non erano stati oggetto di contestazione, sicchè lamenta l'omesso esame di tali fatti da parte del tribunale ai fini dell'apprezzamento delle ricadute in termini di applicabilità dell'art. 1394 c.c..

    2. - Il primo motivo è fondato e assorbente nel senso che segue.

    Sul tema che ne costituisce oggetto si sono nel tempo formati diversi indirizzi interpretativi, tutti di matrice dottrinale.

    Tali indirizzi hanno avuto vario seguito in giurisprudenza.

    Il decreto impugnato replica gli argomenti addotti da uno di tali indirizzi, e assume l'inapplicabilità dell'art. 2467 c.c. alle società per azioni.

    Debbono essere menzionati, tuttavia, almeno altri due orientamenti: l'uno attestato sul rilievo che l'art. 2467 c.c., unitamente all'art. 2497-quinquies, avrebbe la funzione di far emergere, nel sistema di diritto societario, un principio di ordine generale di corretto finanziamento dell'impresa...

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