• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Con atto di citazione del 14.4.1990 M.F. e PI.BA., premesso di essere proprietari dello stabile sito in (OMISSIS), convenivano in giudizio avanti al Tribunale di Sassari P.A. e T.C., proprietari di altro stabile confinante, esponendo che i convenuti: avevano installato nel loro cortile un serbatoio per il gasolio senza rispettare le distanze legali, di cui all'art. 889 c.c., rispetto all'immobile di loro proprietà; avevano piantato delle viti nel suddetto cortile senza osservare la distanza di cui all'art. 892 c.c.; avevano realizzato nel cortile di loro proprietà un locale adibito a cucina in violazione delle norme sulle distanze, di cui all'art. 873 c.c., del vigente regolamento edilizio e delle norme di attuazione del PRG del Comune di Alghero, che stabiliscono un distacco minimo di 10 metri tra pareti finestrate. Gli attori lamentavano, altresì, che i convenuti si erano opposti alla sopraelevazione fino all'altezza di 3 metri del muro divisorio tra i due fondi, che gli attori avevano intenzione di realizzare a propria cura e spese. Le parti attrici chiedevano la condanna dei convenuti all'eliminazione del serbatoio di gasolio, delle piante di vite e del locale cucina, nonchè la declaratoria del loro diritto alla sopraelevazione del muro divisorio, oltre al risarcimento dei danni subiti.

    Si costituivano i convenuti, i quali concludevano per il rigetto della domanda attorea, spiegando domanda riconvenzionale per il mancato rispetto delle distanze dell'edificio costruito dagli attori sul loro terreno relativamente al manufatto (garage) realizzato dai convenuti sul confine.

    Istruita la causa con documenti, prove testimoniali e due CTU, il Tribunale di Sassari, con sentenza n. 708/2010, depositata in data 20.4.2010: a) condannava i convenuti P. e T. ad arretrare o rimuovere la cisterna di gasolio, b) dichiarava cessata la materia del contendere in ordine alla...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. - Con il primo motivo, i ricorrenti hanno dedotto la "violazione o falsa applicazione del D.M. n. 1444 del 1968, artt. 9, comma 2, e art. 873 c.c., anche in riferimento alla omessa e insufficiente motivazione in ordine alla affermata violazione delle distanze di legge". Essi rilevano che, correttamente, la sentenza impugnata si basa sul presupposto che il D.M. n. 1444 del 1968, sia immediatamente efficace fin dal momento della sua emanazione e che esso trovi applicazione direttamente nei rapporti tra privati, considerandolo come norma integrativa dell'art. 873 c.c.. Tuttavia, nonostante l'esattezza di tali assunti, ai fini dell'applicazione astratta del citato D.M. n. 1444 del 1968, art. 9, comma 1, n. 2, integrativo dell'art. 873 c.c., il giudice dell'appello non avrebbe tenuto conto di quanto accertato in punto di fatto, ossia che la costruzione realizzata dagli odierni ricorrenti sul confine (il garage), preesisteva alle altre costruzioni, comprese quelle dei coniugi M.- Pi..

    Osservano i ricorrenti che detta preesistenza rispetto alle altre costruzioni era già stata accertata nella sentenza di primo grado e che la CTU aveva rilevato che la parete finestrata della casa dei M. e Pi. era stata realizzata a una distanza di m 2,18 dal garage; laddove, proprio in virtù dell'applicazione del D.M. n. 1444 del 1968, art. 9, comma 1, n. 2, detta parete avrebbe dovuto rispettare la distanza di 10 metri dal garage, giacchè il diritto alla distanza sorge nel momento in cui il manufatto da cui si pretende calcolare la predetta distanza non solo sia stato realizzato, ma sia stato realizzato regolarmente.

    1.1. - Il motivo non è fondato.

    1.2. - La stessa Corte d'appello rileva preliminarmente che "nonostante una iniziale difficoltà di individuazione del locale in ordine al quale si lamentava, da parte degli attuali appellanti, già attori in primo grado, la violazione delle...

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