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Cassazione civile, 2018, Vedi massime correlate
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1. - La società Aerolinee Itavia s.p.a. (di seguito anche Itavia) con atto di citazione notificato il 15 aprile 1981 convenne in giudizio i Ministero della difesa, il Ministero dei trasporti e il Ministero dell'interno, per sentirli condannare al risarcimento dei danni patiti a seguito della sciagura area verificatasi nei cieli di (OMISSIS), in occasione della quale era andato distrutto il (OMISSIS) di proprietà di essa attrice ed erano decedute 81 persone. Dedusse l'attrice che tale evento, oltre a provocarle la perdita dell'aereo, era stato la causa scatenante della crisi economica e finanziaria in cui era caduta.

    Le Amministrazioni convenute si costituirono, resistendo.

    Si costituì successivamente la Aerolinee Itavia s.p.a. in amministrazione straordinaria, facendo proprie le domande avanzate dall'attrice.

    Con sentenza depositata il 26 novembre 2003, l'adito Tribunale di Roma, ritenuto che il (OMISSIS) dell'Itavia era stato abbattuto da un missile e che le Amministrazioni convenute non avevano garantito la regolare navigazione aerea e la sicurezza del volo, accolse la pretesa risarcitoria e condannò i Ministeri dell'interno, della difesa e dei trasporti, in solido tra loro, al pagamento della complessiva somma di Euro 108.071.773,64, oltre accessori, nonchè alle spese di lite.

    2. - L'impugnazione di tale decisione da parte delle Amministrazioni soccombenti venne accolta dalla Corte di appello di Roma con sentenza in data 23 aprile 2007.

    La sentenza di appello, a sua volta, fu oggetto di ricorso per cassazione da parte della Aerolinee Itavia, in amministrazione straordinaria, sulla base di nove motivi.

    3. - Questa Corte, con sentenza 5 maggio 2009, n. 10285, dichiarò inammissibile il ricorso nei confronti del Ministero dell'interno (con compensazione delle spese tra le parti), ne accolse i primi sette motivi nei confronti dei Ministeri della difesa e dei...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. - La questione rimessa all'esame di queste Sezioni Unite consiste nello stabilire se, nella liquidazione del danno da fatto illecito, dal computo del pregiudizio sofferto dalla compagnia aerea titolare del velivolo abbattuto nel disastro aviatorio di Ustica vada defalcato quanto essa abbia ottenuto a titolo di indennizzo assicurativo per la perdita dell'aeroplano.

    Tale questione rileva per l'esame del primo motivo del ricorso incidentale. Con esso sono denunciate, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione degli artt. 1905,1916,2041,2042 e 2043 c.c.: la ricorrente in via incidentale rileva che la Corte territoriale avrebbe errato nell'escludere la risarcibilità del danno patito per la perdita dell'aeromobile, in quanto ritenuto non cumulabile con il superiore ammontare dell'indennizzo assicurativo corrisposto all'Itavia per lo stesso fatto.

    2. - Prioritario in ordine logico è tuttavia l'esame delle censure avanzate con il primo motivo del ricorso principale proposto dal Ministero della difesa e dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che vertono sull'an debeatur.

    Con il primo mezzo del ricorso principale sono infatti denunciate, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione dell'art. 2043 c.c. e art. 40 c.p., capoverso. Si deduce che la Corte territoriale, nella sentenza non definitiva, avrebbe mancato di individuare la "specifica condotta omissiva imputata alle Amministrazioni ricorrenti", quale presupposto per l'applicabilità della responsabilità ai sensi dell'art. 2043 c.c., e tale mancanza non sarebbe colmabile con il riferimento alla fonte giuridica da cui deriva l'obbligo di impedire l'evento (attività di controllo e di sorveglianza al fine di garantire la sicurezza dei voli e la difesa dello spazio aereo italiano). Sarebbe così preclusa la possibilità di operare, ai sensi dell'art. 40 c.p., il...

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