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Cassazione civile, 2018, Vedi massime correlate
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1. - Il (OMISSIS) D.S.V. perse la vita in conseguenza di un sinistro stradale.

    Secondo la ricostruzione compiuta dal giudice penale, il sinistro fu provocato dalla imprudente condotta di guida di F.S., la quale, omettendo di concedere la precedenza al veicolo condotto da Mauro Sbaraglia, costrinse quest'ultimo ad una disperata manovra di emergenza, all'esito della quale investì D.S.V. ed il suo nipote minorenne.

    2. - Nel 2003 la vedova della vittima, Fa.Ma., ed altri congiunti di D.S.V. convennero dinanzi al Tribunale di Roma F.S. e il suo assicuratore della responsabilità civile, Meieaurora s.p.a. (che in seguito, per effetto di ripetute fusioni, muterà ragione sociale in Unipol Assicurazioni s.p.a.).

    L'attrice domandò il risarcimento dei danni patiti in conseguenza della morte del marito; tra questi, chiese il ristoro del danno patrimoniale da perdita dell'aiuto economico ricevuto dal coniuge.

    Il Tribunale di Roma, con sentenza in data 25 febbraio 2005, accolse solo in parte la domanda di Fa.Ma.. Il giudice di primo grado ritenne che, godendo la Fa. di redditi da pensione superiori a quelli del defunto coniuge, non era verosimile che quest'ultimo destinasse alla prima una parte del proprio reddito. Il Tribunale rilevò inoltre che, avendo la Fa. beneficiato, dopo la morte del marito, di una pensione di reversibilità, pari al 60% della pensione percepita dallo scomparso, tale erogazione elideva l'esistenza stessa di un danno patrimoniale.

    3. - La sentenza venne appellata dalla Fa., la quale - per quanto in questa sede rileva - si dolse del rigetto della domanda di risarcimento del danno patrimoniale.

    A sostegno del gravame l'appellante dedusse, tra l'altro, che era erronea in diritto l'affermazione secondo cui nella liquidazione del danno patrimoniale dovesse tenersi conto della pensione di...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. - La questione rimessa all'esame di queste Sezioni Unite è se il danno patrimoniale patito dal coniuge di persona deceduta, consistente nella perdita dell'aiuto economico offerto dal defunto, debba essere liquidato detraendo dal credito risarcitorio il valore capitalizzato della pensione di reversibilità accordata al superstite dall'Istituto nazionale della previdenza sociale.

    Tale questione rileva per l'esame del secondo motivo di ricorso, con cui si deduce che erroneamente la Corte d'appello avrebbe escluso l'esistenza di un danno risarcibile, sol perchè alla vedova della vittima era stata erogata dall'Inps la pensione di reversibilità.

    2. - Sulla questione devoluta all'esame delle Sezioni Unite si registrano orientamenti contrastanti nella giurisprudenza di questa Corte.

    2.1. - L'orientamento prevalente è nel senso che della pensione di reversibilità a favore dei congiunti della vittima non si deve tener conto nella liquidazione del danno patrimoniale da morte del familiare.

    Il principio secondo cui dall'importo liquidato a titolo di risarcimento del danno patrimoniale da morte del familiare non deve essere detratto quanto già percepito dal congiunto a titolo di pensione di reversibilità, si basa sia sulla natura non risarcitoria di tale erogazione previdenziale, sia sull'inapplicabilità, in ragione della diversità di titolo dell'attribuzione patrimoniale pensionistica rispetto al fatto illecito, della compensatio lucri cum damno. Il danneggiante - si afferma può pretendere la compensatio solo se anche il vantaggio sia stato da lui stesso determinato con il suo fatto illecito: quando, in altri termini, il lucro sia conseguenza immediata e diretta del fatto illecito, avente in se stesso la normale idoneità a determinare l'effetto vantaggioso. Non si può quindi far luogo alla detrazione se il beneficio ripete la sua fonte e la sua ragione giuridica da un titolo...

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