• Intestazione

                        LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE                   
                            SEZIONI UNITE CIVILI                         
                  Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:              
    Dott. PETITTI     Stefano               -  Primo Presidente f.f.  -  
    Dott. BRONZINI    Giuseppe                        -  Consigliere  -  
    Dott. CAMPANILE   Pietro                          -  Consigliere  -  
    Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria                      -  Consigliere  -  
    Dott. CHINDEMI    Domenico                        -  Consigliere  -  
    Dott. MANNA       Felice                     -  rel. Consigliere  -  
    Dott. BISOGNI     Giacinto                        -  Consigliere  -  
    Dott. GIUSTI      Alberto                         -  Consigliere  -  
    Dott. SCRIMA      Antonietta                      -  Consigliere  -  
    ha pronunciato la seguente:                                          
                         SENTENZA                                        
    sul ricorso 12469-2016 proposto da: 
    CENSI CEREALI S.R.L., in persona del legale rappresentante pro 
    tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ROMEO ROMEI 27, 
    presso lo studio dell'avvocato CARLO RICCI BARBINI, rappresentata e 
    difesa dall'avvocato ALESSANDRO BOTTIGLIERI; 
    - ricorrente - 
    contro 
    AR COUR SARL NEGOGE & COURTAGE, in persona del legale 
    rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA 
    OVIDIO 32, presso lo studio dell'avvocato MICHELE ALLIEGRO, 
    rappresentata e difesa dall'avvocato CARLO POLI; 
    - controricorrente - 
    avverso la sentenza n. 1234/2014 del TRIBUNALE di PARMA depositata 
    l'11/11/2014 e l'ordinanza ex artt. 348bis e 348ter c.p.c. 
    depositata il 12/11/2015 (r.g. n. 1221/2015). 
    Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 
    16/01/2018 dal Consigliere Dott. FELICE MANNA; 
    udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore 
    Generale Dott. GIACALONE Giovanni, che ha concluso per 
    l'inammissibilità del ricorso, in subordine rigetto; 
    uditi gli avvocati Alessandro Bottiglieri e Carlo Poli. 
                     

  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    La Ar Cour Sarl Negoce & Courtage, società di diritto francese, proponeva opposizione ex art. 645 c.p.c. al decreto col quale il Tribunale di Parma le aveva ingiunto il pagamento della somma di Euro 175.063,70 in favore della Censi Cereali s.r.l., quale prezzo d'acquisto di frumento biologico e di mais, giusta contratti del 14.9.2011 e del 28.10.2011 stipulati per il tramite d'un mediatore di borsa. Ed eccepiva la carenza della giurisdizione italiana, in favore di quella transalpina.

    Eccezione che, resistendo in giudizio la società opposta, il Tribunale accoglieva in applicazione dell'art. 5, n. 1, lett. b), primo trattino, Reg. CE n. 44/01. Riteneva il primo giudice che al fine di individuare il luogo di consegna occorreva fare riferimento, in base alla giurisprudenza di legittimità, al "luogo in cui i beni sono stati o avrebbero dovuto essere materialmente consegnati all'acquirente"; e che nello specifico, trattandosi di merce consegnata in Francia presso la sede della società opponente, non ricorreva la possibilità, prevista dal citato regolamento, di superare la giurisdizione nazionale del soggetto convenuto in giudizio.

    L'appello proposto dalla Censi Cereali s.r.l. era dichiarato inammissibile, ai sensi degli artt. 348-bis e 348-ter c.p.c., dalla Corte distrettuale di Bologna.

    Pertanto, la Censi Cereali s.r.l. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza di primo grado e l'ordinanza emessa dalla Corte d'appello, sulla base di tre motivi.

    Cui resiste con controricorso la Ar Cour Sarl Negoce & Courtage, che ha altresì depositato memoria.

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. - Il ricorso è inammissibile.

    In caso di declaratoria di inammissibilità dell'appello, ai sensi dell'art. 348-bis c.p.c., il termine per proporre ricorso per cassazione avverso la sentenza di primo grado - decorrente, a norma del successivo art. 348-ter c.p.c., dalla comunicazione (o notificazione, se anteriore) dell'ordinanza che ha dichiarato inammissibile il gravame - si identifica in quello "breve" di cui all'art. 325 c.p.c., comma 2, dovendo intendersi pertanto il riferimento all'applicazione dell'art. 327 c.p.c. "in quanto compatibile" (contenuto nel medesimo art. 348-ter c.p.c.), come limitato ai casi in cui tale comunicazione (o notificazione) sia mancata (Cass. n. 25115/15).

    Nella specie, dall'attestazione telematica della cancelleria della Corte d'appello di Bologna risulta che l'ordinanza d'inammissibilità del gravame ai sensi degli artt. 348-bis e 348-ter c.p.c. è stata comunicata a mezzo PEC al procuratore della parte odierna ricorrente lo stesso giorno di pubblicazione, il 12.11.2015. Pertanto, il ricorso per cassazione, essendo stato avviato alla notificazione l'11.5.2016, è tardivo rispetto al termine perentorio di 60 gg. dalla comunicazione.

    2. - Il ricorso è, altresì, improcedibile.

    Il ricorso per cassazione proponibile, ex art. 348-ter c.p.c., comma 3, avverso la sentenza di primo grado, entro sessanta giorni dalla comunicazione, o notificazione se anteriore, dell'ordinanza d'inammissibilità dell'appello resa ai sensi dell'art. 348-bis c.p.c., è soggetto, ai fini del requisito di procedibilità di cui all'art. 369 c.p.c., comma 2, ad un duplice onere di deposito, avente ad oggetto la copia autentica sia della sentenza suddetta che, per la verifica della tempestività del ricorso, della citata ordinanza, con la relativa comunicazione o notificazione; in difetto, il ricorso è improcedibile, salvo che, ove il ricorrente abbia assolto l'onere di richiedere il fascicolo d'ufficio alla cancelleria del giudice a quo, la Corte, nell'esercitare il proprio potere officioso, rilevi che l'impugnazione sia stata proposta nei sessanta giorni dalla comunicazione o notificazione ovvero, in mancanza dell'una e dell'altra, entro il termine cd. lungo di cui all'art. 327 c.p.c. (S.U. n. 25513/16).

    Parte ricorrente non ha assolto l'onere di documentare, depositando la stampa della relativa PEC, l'avvenuta comunicazione dell'ordinanza d'inammissibilità dell'appello, comunicazione la cui prova questa Corte ha dovuto richiedere d'ufficio.

    3. - Nel concorso di una causa d'inammissibilità e di una d'improcedibilità del ricorso, prevale la declaratoria di quest'ultima (cfr. Cass. S.U. n. 7431/91 e successive conformi).

    4. - Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza della parte ricorrente.

    5. - Ricorrono i presupposti per il raddoppio, a carico della parte ricorrente, del contributo unificato.

  • PQM

    P.Q.M.

    La Corte dichiara improcedibile il ricorso e condanna la parte ricorrente alle spese, che liquida in Euro 6.200,00, di cui 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% ed accessori di legge.

    Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte ricorrente dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.

    Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della seconda sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, il 16 gennaio 2018.

    Depositato in Cancelleria il 15 maggio 2018

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