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Consiglio di Stato, 2018, Vedi massime correlate
  • Fatto

    FATTO

    L'università intimata appellata, con delibera del proprio consiglio di amministrazione del giorno 17 giugno 2014, ha approvato il proprio Piano triennale delle opere pubbliche, nel quale ha fra l'altro previsto la realizzazione dell'opera per cui è causa, ovvero di un edificio di 12.000 mq, situato a Roma, in via Ostiense al numero 133b, nell'area dell'ex Ente comunale di consumo - ECA, per la nuova sede del rettorato e degli uffici dell'amministrazione centrale.

    Come risulta dalla scheda n. 4 allegata al Piano, l'opera in questione è volta a raggruppare in un'unica sede tutte le funzioni, appunto, dell'amministrazione centrale di ateneo, con lo scopo di permettere il rilascio dei principali immobili in affitto, una migliore dislocazione degli uffici e il recupero di spazi presso due altre sedi; è stata poi programmata in seguito ad una proposta di finanza di progetto - project financing presentata il giorno 13 febbraio 2013 dalla ditta che sarebbe poi riuscita aggiudicataria, attuale controinteressata appellata (doc. 3.1 aggiudicataria controinteressata appellata, piano citato).

    L'università, con il bando 24 settembre 2015 meglio indicato in premesse (doc. 3.4 aggiudicataria controinteressata appellata), ha quindi indetto la relativa gara, denominata per la precisione "procedura aperta" per affidare la "concessione mediante finanza di progetto" concernente "la progettazione definitiva ed esecutiva, la realizzazione e la successiva gestione di attrezzature universitarie e relativi servizi", nel sito indicato.

    Il disciplinare di gara annesso al bando, al § 2, in base al piano economico finanziario dell'operazione, precisa che la concessione ha una durata di 22 anni, comprensivi del periodo di due anni e mezzo stimato necessario per costruire l'opera; precisa ancora che il concessionario, alla sottoscrizione del verbale di consegna dell'immobile,...

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  • Diritto

    DIRITTO

    1. Il ricorso è infondato e va respinto, per le ragioni di seguito esposte.

    2. Il primo motivo di appello, attinente all'ordine di esame delle questioni, è solo astrattamente fondato.

    2.1 In termini generali, è senz'altro vero quanto affermato, per tutte, dalla sentenza C.d.S. a.p. 27 aprile 2015 n. 5, ovvero che l'ordine di esame delle questioni proposte con il ricorso richiesto dalla parte è vincolante per il Giudice, stante il principio dispositivo vigente in linea di massima anche nel processo amministrativo.

    Nel caso di specie, tuttavia, dalla violazione di tale regola da parte del Giudice di primo grado non è derivato alcun pregiudizio per la parte interessata.

    La sentenza di primo grado, infatti, ha effettivamente esaminato i motivi in ordine inverso rispetto a quanto richiesto, ovvero ha per primi i motivi inerenti alla regolarità della procedura e successivamente quelli riferiti alla posizione delle controinteressate; peraltro, ha respinto nel merito il ricorso respingendo nel merito sia i motivi relativi alla regolarità della procedura, sia quelli relativi alla posizione della seconda classificata, nonché dichiarando improcedibili, come detto in premesse, i motivi relativi alla posizione della prima classificata.

    Tale esito ultimo non sarebbe cambiato qual che fosse stato l'ordine di esame in concreto seguito. Tale conclusione è immediata, considerando i motivi respinti nel merito; non muta nemmeno tenendo conto della improcedibilità dei motivi concernenti la posizione della prima classificata.

    2.2 Su quest'ultimo punto, in via generale è ben noto che la terza classificata in una procedura di gara, la quale aspiri ad essere collocata al primo posto attraverso l'accoglimento di un ricorso giurisdizionale contro tale esito deve a tal fine attaccare vittoriosamente la posizione di entrambe le concorrenti che la...

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