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Cassazione civile, 2018, Vedi massime correlate
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Rilevato che i coeredi M.F.P., M.R., M.F.L., M.A. e L.G. proponevano ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Varese impugnando gli avvisi di accertamento con cui l'Agenzia delle entrate aveva constatato a loro carico ai fini IRPEF e, in parte, ai fini IRAP e IVA, per l'anno d'imposta 2003, un maggior reddito imponibile e un maggior volume d'affari per aver omesso di dichiarare la plusvalenza, D.P.R. n. 917 del 1986, ex art. 67 (TUIR) asseritamente realizzata vendendo alla COOP in data 19 maggio 2003 alcuni immobili costituiti da fabbricati e relative aree pertinenziali siti in (OMISSIS) per il prezzo di Euro 2.471.890 Euro;

    che i ricorrenti sostenevano che non poteva configurarsi alcuna plusvalenza, sia perchè avevano effettuato la cessione dopo aver acquistato gli immobili iure successionis, fattispecie espressamente esclusa dal regime delle plusvalenze, sia perchè si trattava di immobili già edificati e non già di aree edificabili;

    che avverso detta decisione proponeva appello l'Agenzia delle entrate, ritenendo:

    che, innanzitutto oggetto della cessione sarebbero state non aree già edificate ma aree edificabili, in quanto dall'atto di compravendita emergeva come le parti avessero programmato la demolizione degli edifici insistenti sulle aree cedute, cosicchè queste avrebbero dovuto considerarsi cedute in ragione del loro carattere edificabile, confermato poi dall'avvenuta demolizione e dall'edificazione ex novo di un supermercato da parte della COOP, soggetto acquirente;

    che la Commissione Tributaria Provinciale non si sarebbe pronunciata sull'eccezione con cui l'Ufficio aveva reputato inefficace il versamento effettuato da M.A. e L.G. ai sensi del D.Lgs. n. 218 del 1997, art. 15 ai fini della riduzione delle sanzioni, in quanto tale norma, che permette una forma di definizione agevolata...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    Considerato che con il primo motivo d'impugnazione, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la ricorrente Agenzia delle entrate deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1362,1363,1367 e 1369 c.c. per avere interpretato in maniera scorretta i suddetti criteri interpretativi in relazione al contratto di cessione degli immobili alla COOP, in quanto il contratto andrebbe interpretato come cessione di aree edificabili e non invece già edificate;

    che con il secondo motivo d'impugnazione, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la ricorrente Agenzia delle entrate deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218, art. 15 in quanto la riduzione delle sanzioni previsti dall'art. 15 cit. non troverebbe applicazione nel caso in cui il contribuente si limiti a prestare acquiescenza ad una parte soltanto dell'avviso di accertamento, sia pure dotata di una propria autonomia, ed invece impugni l'altra parte;

    che entrambi i motivi sono infondati;

    che infatti, con riguardo al primo motivo di impugnazione, la ricorrente ha censurato sotto il profilo della violazione di legge l'interpretazione del contratto compiuta dalla Commissione Tributaria Regionale, ma quest'ultima ha risolto la controversia oltre che motivando in relazione alla non debenza della pretesa del Fisco in relazione alla loro qualifica di eredi, aspetto che non è stato oggetto di impugnazione da parte dell'Agenzia delle entrate e che quindi da, solo sarebbe sufficiente a determinare il rigetto dell'intero ricorso - mediante una ricostruzione piana e lineare dell'effettiva causa negoziale del contratto oggetto dell'avviso di accertamento, il che ha comportato l'applicazione di criteri legali di natura prettamente interpretativa (Cass. 13 aprile 2016, n. 7254) che hanno portato, conformemente al nomen iuris concordemente adottato dalle parti, a riconoscere nel contratto posto in essere...

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