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Cassazione civile, 2018, Vedi massime correlate
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Con sentenza 597/2014 il Tribunale di Avezzano ha parzialmente accolto la domanda proposta nei confronti del Comune di Avezzano dai coniugi T.C. e Ta.Da., in proprio e quali genitori esercenti la potestà sul figlio minore A., diretta ad ottenere, tra l'altro, il risarcimento dei danni non patrimoniali subiti dal figlio, il quale, in data (OMISSIS), all'età di undici anni, mentre era alla guida della sua bicicletta, era caduto a causa di una sconnessione esistente sulla strada, di proprietà del Comune, riportando lesioni personali; il Tribunale, premesso di aderire alla c.d. concezione unitaria" del danno non patrimoniale, ha liquidato quest'ultimo nella misura "base" individuata dalle cc.dd. tabelle milanesi, senza procedere ad alcun aumento in relazione al caso concreto; al riguardo ha evidenziato che l'inabilità totale aveva avuto una breve durata (gg 30) e che non vi era alcuna prova tra l'infortunio e la mancata promozione scolastica del ragazzo (il cui profitto era largamente insufficiente già prima dell'infortunio) alla classe superiore.

    Con sentenza 719/2015 la Corte di appello de L'Aquila ha rigettato il gravame proposto dai coniugi T.; in particolare la Corte, premesso di aderire anch'essa alla concezione unitaria del danno non patrimoniale di cui a Cass. 26972/2008, ha evidenziato che il giudice di primo grado, dopo aver analizzato tutti gli elementi del giudizio offerti da parte attrice (giovane età del danneggiato, modesta incidenza - 5% - dei postumi permanenti, durata e gravità dei singoli periodi di inabilità temporanea: 30 gg di inabilità totale, 25 gg di inabilità parziale al 50% e 25 gg di inabilità parziale al 25%), aveva correttamente ritenuto che siffatti elementi non consentivano di elevare la liquidazione dalla soglia "base" di cui alle "tabelle" del Tribunale di Milano; nello specifico la Corte, nel confermare l'insussistenza del nesso causale tra le lesioni ed il mancato...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo il ricorrente, denunziando - ex art. 360 c.p.c., n. 3 - violazione dell'art. 2059 c.c., anche in relazione all'art. 2 Cost., si duole che la Corte territoriale, uniformandosi a quanto stabilito dal Tribunale, nonostante la diversità ontologica tra danno biologico e danno morale, non abbia nella specie riconosciuto e liquidato a parte il danno morale, da ritenere non ricompreso nel biologico.

    Il motivo è infondato.

    Come più volte statuito da questa S.C., le tabelle del Tribunale di Milano, modificate nel 2009 in seguito alle note sentenze delle sezioni unite del 2008 ed espressamente applicate sia dal Tribunale di Avezzano sia dalla Corte d'Appello de L'Aquila, non hanno "cancellato" il danno morale, bensì provveduto ad una liquidazione congiunta del danno non patrimoniale derivante da lesione permanente all'integrità psicofisica (danno biologico) e del danno non patrimoniale derivante dalla stessa lesione in termini di dolore e sofferenza soggettiva (danno morale); dette tabelle, cioè, pur tenendo ferma la distinzione concettuale tra danno biologico e danno morale, hanno provveduto alla liquidazione congiunta dei pregiudizi in passato liquidati a titolo di "danno biologico standard, personalizzazione del danno biologico, danno morale", determinando il valore finale del punto utile al calcolo del danno (Cass. 18641/2011; 5243/22014).

    Contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, la Corte territoriale, nel liquidare il complessivo danno non patrimoniale facendo espresso riferimento alle tabelle milanesi, non ha omesso di considerare anche il danno morale, ma ha solo provveduto, in applicazione delle tabelle milanesi, alla liquidazione congiunta sia del danno biologico sia del danno non patrimoniale.

    Con il secondo motivo, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 40 e 41 c.p., il ricorrente si duole del "mancato riconoscimento del nesso...

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