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Cassazione civile, 27/04/2018, (ud. 23/01/2018, dep.27/04/2018),  n. 10156 Vedi massime correlate
  • Intestazione

                        LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE                   
                            SEZIONE TERZA CIVILE                         
                  Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:              
    Dott. SPIRITO Angelo                               -  Presidente   - 
    Dott. ARMANO  Uliana                               -  Consigliere  - 
    Dott. CIGNA   Mario                           -  rel. Consigliere  - 
    Dott. GUIZZI  Stefano Giaime                       -  Consigliere  - 
    Dott. AMBROSI Irene                                -  Consigliere  - 
    ha pronunciato la seguente:                                          
                         ORDINANZA                                       
    sul ricorso 555/2016 proposto da: 
           T.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE 
    36, presso lo studio dell'avvocato AVV. ANGELOZZI STUDIO LEGALE, 
    rappresentato e difeso dall'avvocato GIOVANNI POLLO POESIO giusta 
    procura speciale in calce al ricorso; 
    - ricorrente- 
    contro 
    COMUNE DI AVEZZANO; 
    - intimato - 
    avverso la sentenza n. 719/2015 della CORTE D'APPELLO di L'AQUILA, 
    depositata il 27/05/2015; 
    udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 
    23/01/2018 dal Consigliere Dott. MARIO CIGNA. 
                     

  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Con sentenza 597/2014 il Tribunale di Avezzano ha parzialmente accolto la domanda proposta nei confronti del Comune di Avezzano dai coniugi T.C. e Ta.Da., in proprio e quali genitori esercenti la potestà sul figlio minore A., diretta ad ottenere, tra l'altro, il risarcimento dei danni non patrimoniali subiti dal figlio, il quale, in data (OMISSIS), all'età di undici anni, mentre era alla guida della sua bicicletta, era caduto a causa di una sconnessione esistente sulla strada, di proprietà del Comune, riportando lesioni personali; il Tribunale, premesso di aderire alla c.d. concezione unitaria" del danno non patrimoniale, ha liquidato quest'ultimo nella misura "base" individuata dalle cc.dd. tabelle milanesi, senza procedere ad alcun aumento in relazione al caso concreto; al riguardo ha evidenziato che l'inabilità totale aveva avuto una breve durata (gg 30) e che non vi era alcuna prova tra l'infortunio e la mancata promozione scolastica del ragazzo (il cui profitto era largamente insufficiente già prima dell'infortunio) alla classe superiore.

    Con sentenza 719/2015 la Corte di appello de L'Aquila ha rigettato il gravame proposto dai coniugi T.; in particolare la Corte, premesso di aderire anch'essa alla concezione unitaria del danno non patrimoniale di cui a Cass. 26972/2008, ha evidenziato che il giudice di primo grado, dopo aver analizzato tutti gli elementi del giudizio offerti da parte attrice (giovane età del danneggiato, modesta incidenza - 5% - dei postumi permanenti, durata e gravità dei singoli periodi di inabilità temporanea: 30 gg di inabilità totale, 25 gg di inabilità parziale al 50% e 25 gg di inabilità parziale al 25%), aveva correttamente ritenuto che siffatti elementi non consentivano di elevare la liquidazione dalla soglia "base" di cui alle "tabelle" del Tribunale di Milano; nello specifico la Corte, nel confermare l'insussistenza del nesso causale tra le lesioni ed il mancato passaggio alle classi superiori, ha rilevato che non erano stati indicati i motivi per i quali doveva ritenersi che il profitto del ragazzo sarebbe migliorato nel secondo quadrimestre.

    Il Comune di Avezzano non ha svolto attività difensiva in questa sede.

  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo il ricorrente, denunziando - ex art. 360 c.p.c., n. 3 - violazione dell'art. 2059 c.c., anche in relazione all'art. 2 Cost., si duole che la Corte territoriale, uniformandosi a quanto stabilito dal Tribunale, nonostante la diversità ontologica tra danno biologico e danno morale, non abbia nella specie riconosciuto e liquidato a parte il danno morale, da ritenere non ricompreso nel biologico.

    Il motivo è infondato.

    Come più volte statuito da questa S.C., le tabelle del Tribunale di Milano, modificate nel 2009 in seguito alle note sentenze delle sezioni unite del 2008 ed espressamente applicate sia dal Tribunale di Avezzano sia dalla Corte d'Appello de L'Aquila, non hanno "cancellato" il danno morale, bensì provveduto ad una liquidazione congiunta del danno non patrimoniale derivante da lesione permanente all'integrità psicofisica (danno biologico) e del danno non patrimoniale derivante dalla stessa lesione in termini di dolore e sofferenza soggettiva (danno morale); dette tabelle, cioè, pur tenendo ferma la distinzione concettuale tra danno biologico e danno morale, hanno provveduto alla liquidazione congiunta dei pregiudizi in passato liquidati a titolo di "danno biologico standard, personalizzazione del danno biologico, danno morale", determinando il valore finale del punto utile al calcolo del danno (Cass. 18641/2011; 5243/22014).

    Contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, la Corte territoriale, nel liquidare il complessivo danno non patrimoniale facendo espresso riferimento alle tabelle milanesi, non ha omesso di considerare anche il danno morale, ma ha solo provveduto, in applicazione delle tabelle milanesi, alla liquidazione congiunta sia del danno biologico sia del danno non patrimoniale.

    Con il secondo motivo, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 40 e 41 c.p., il ricorrente si duole del "mancato riconoscimento del nesso di causalità tra il fatto illecito e l'evento del danno"; in particolare lamenta che la Corte di appello, a fronte della richiesta di personalizzazione del lamentato danno, abbia ritenuto insussistente la prova del nesso causale tra l'infortunio subito ed il mancato conseguimento del passaggio alla classe superiore.

    Detta censura è inammissibile.

    In materia di responsabilità extracontrattuale, l'accertamento della sussistenza o meno del nesso di causalità tra l'evento dannoso ed il danno comporta valutazioni di fatto che, come tali, sono riservate al giudice di merito, il cui apprezzamento è insindacabile in sede di legittimità se non nei ristretti limiti di cui all'art. 360 c.p.c., n. 5, ratione temporis vigente.

    Nel caso specifico la Corte, con valutazione (come detto) insindacabile in questa sede, ha ampiamente motivato l'insussistenza della mancata prova del nesso causale tra l'incapacità temporanea e la perdita dell'anno scolastico, evidenziando in particolare che la prospettiva di un miglioramento del profitto scolastico era rimasta allo stato di mera allegazione difensiva e che peraltro già agli inizi di gennaio 2009 il ragazzo aveva ripreso a frequentare la scuola calcio, sicchè avrebbe potuto frequentare con profitto anche la scuola ed intensificare lo studio.

    Il ricorso va quindi rigettato.

    Nulla per le spese non avendo il Comune svolto attività difensiva in questa sede.

    Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, poichè il ricorso è stato presentato successivamente al 30-1-2013 ed è stato rigettato, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.

  • PQM

    P.Q.M.

    La Corte rigetta il ricorso; dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.

    Così deciso in Roma, il 23 gennaio 2018.

    Depositato in Cancelleria il 27 aprile 2018

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