Estremi:
Cassazione civile, 2018,
  • Fatto

    RILEVATO

    CHE:

    1. con sentenza n. 74/22/10 del 19/10/2010 la CTR del Piemonte, confermando la sentenza della CTP di Cuneo n. 98/01/2009, rigettava l'appello avverso gli avvisi di accertamento notificati alla società ricorrente ed ai soci relativi ad IVA, IRPEF ed IRAP relativi all'anno d'imposta 2005 e aventi ad oggetto la contestata sottofatturazione dei corrispettivi dichiarati per le vendite di sei immobili nel complesso (OMISSIS) sito nel (OMISSIS);

    1.1. osservava la CTR che, a fronte della contestazione dei contribuenti di un illegittimo utilizzo dei valori normali individuati dall'OMI, gli avvisi di accertamento avevano utilizzato tali valori con riferimento ad uno solo degli atti di vendita (peraltro, considerandoli alla stregua di presunzioni semplici e base di partenza per l'applicazione del potere discrezionale correttivo dell'Amministrazione finanziaria), mentre negli altri casi l'accertamento era fondato su criteri ricavati dagli stessi atti di vendita, senza alcun riferimento ai valori OMI;

    1.2. per quanto concerne, invece, la mancata allegazione degli atti richiamati nell'avviso di accertamento, la CTR faceva presente che si trattava di atti dei quali, comunque, i contribuenti erano a conoscenza, o perchè loro notificati o perchè facilmente consultabili;

    2. con tempestivo ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, la Cammet di D.L. & C. s.a.s. nonchè i soci della società impugnavano la sentenza della CTR;

    3. l'Agenzia delle entrate non si costituiva in giudizio.

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  • Diritto

    CONSIDERATO

    CHE:

    1. con il primo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 42, comma 2 e del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 56 in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5;

    1.1. in buona sostanza, i ricorrenti si dolgono del mancato accoglimento del motivo di appello concernente la mancata allegazione agli avvisi di accertamento di atti da loro non conosciuti;

    2. il motivo, che nella sua struttura si risolve essenzialmente in un vizio di motivazione della sentenza impugnata, è infondato;

    2.1. gli atti di cui si contesta la mancata allegazione sono essenzialmente il provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate del 27/07/2007 di cui alla L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 307, nonchè i dati dell'OMI;

    2.2. orbene, è noto che "In tema di motivazione "per relationem" degli atti d'imposizione tributaria, l'art. 7, comma 1, dello Statuto del contribuente, nel prevedere che debba essere allegato all'atto dell'amministrazione finanziaria ogni documento da esso richiamato in motivazione, si riferisce esclusivamente agli atti di cui il contribuente non abbia già integrale e legale conoscenza" (Cass. n. 15327 del 04/07/2014);

    e che, pertanto, gli atti richiamati devono essere allegati all'avviso di accertamento impugnato dal contribuente unicamente ove gli stessi non siano conosciuti o altrimenti da lui facilmente conoscibili, in ragione del regime di libera e gratuita pubblicità che li caratterizza (cfr. Cass. 5937 del 08/03/2017, in motivazione);

    2.3. nel caso di specie, il provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 07/08/2007, n....

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