Estremi:
Cassazione civile, 2018, Vedi massime correlate
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    C.P. conveniva in giudizio I.W. e la Gallesi s.r.l., rispettivamente quali conduttore e proprietaria di un immobile sito in (OMISSIS), chiedendone la condanna in solido al risarcimento dei danni fisici e patrimoniali subiti a causa della caduta di un cancello di ferro che delimitava il piazzale interno dell'immobile e che, mentre lo stava chiudendo, essendo a scorrimento manuale, era fuoriuscito dalle proprie guide rovinandole addosso.

    Il tribunale di Torino pronunciava sentenza nel contraddittorio con i resistenti convenuti e con la Sinatec s.p.a. chiamata in garanzia dalla Gallesi quale venditrice dell'immobile, e accoglieva la domanda attorea rigettando quella di manleva.

    La corte di appello della stessa città, statuendo sull'appello principale interposto dalla Gallesi e su quello incidentale dell' I., rigettava entrambi, affermando la concorrente responsabilità del proprietario ex art. 2053, cod. civ., e del conduttore ex art. 2051, cod. civ. La stessa corte dichiarava irripetibili le spese della Sviluppo Investimenti Territorio s.r.l., incorporante la Sinatec, osservando che la notifica dell'appello era avvenuta solo ai fini della denuncia della lite e senza coltivare domande nei confronti della società.

    Avverso questa decisione ricorre per cassazione I.W. affidandosi a quattro motivi.

    Resistono con controricorso la Gallesi s.r.l. e la Sviluppo Investimenti Territorio s.r.l..

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Con il primo motivo di ricorso si prospetta la violazione e falsa applicazione degli artt. 2051 e 2053 c.c., poichè la corte di appello avrebbe errato nell'affermare la responsabilità concorrente del proprietario ai sensi della seconda norma e del conduttore ai sensi della prima. Doveva infatti ritenersi che l'art. 2053 c.c., era norma speciale e non applicabile contestualmente all'art. 2051 c.c., alla medesima fattispecie, e che pertanto, una volta riconosciuta la responsabilità basata sul titolo dominicale, non poteva affermarsi, per il medesimo fatto, quella a titolo di custodia in capo al detentore.

    Con il secondo motivo di ricorso si prospetta la violazione dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per le medesime ragioni di cui al primo motivo, che si sarebbero tradotte in una motivazione illogica, trattandosi di titoli di responsabilità incompatibili, su un punto decisivo della controversia.

    Con il terzo motivo di ricorso si prospetta l'omessa o insufficiente motivazione poichè la corte di appello non avrebbe svolto alcuna considerazione in ordine all'eccezione, svolta nelle fasi di merito, concernente la mancata allegazione degli specifici profili di colpa che sarebbero stati addebitabili al conduttore che, pertanto, non avrebbe potuto neppure dimostrare la ricorrenza del fortuito impeditivo.

    Con il quarto e ultimo motivo di ricorso si prospetta l'omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione poichè la corte di appello avrebbe errato nell'addebitare apoditticamente al conduttore, immesso nella detenzione da due giorni, il mancato esercizio dei poteri di vigilanza a fronte di un vizio di costruzione del cancello che non sarebbe stato occulto. Infatti, il conduttore non avrebbe avuto alcuna autorità per intervenire sostituendo i meccanismi di un impianto di proprietà altrui, viziato da un difetto di costruzione che incomprensibilmente era stato considerato non occulto sulla...

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