• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Il Tribunale di Salerno con sentenza 22.1.2008 riconosceva la responsabilità contrattuale del medico Mu.Lu. per lesione alla integrità psicofisica cagionata a M.P. nel corso dell'intervento chirurgico di appendicectomia, avendo il medico - di propria iniziativa - asportato una cisti sebacea inguinale, senza eseguire correttamente l'operazione dalla quale erano derivati esiti invalidanti permanenti incidenti sulla sfera dei rapporti di relazione e della vita sessuale, e condannava il convenuto, in solido alla Casa di cura (OMISSIS) s.p.a., al risarcimento dei danni, dichiarando tenuta Assitalia Le Assicurazioni d'Italia s.p.a. a tenere indenni i convenuti assicurati per la responsabilità civile professionale.

    Su appello della M. che lamentava la inadeguata liquidazione risarcitoria non essendo stato risarcito autonomamente il danno da omessa acquisizione del consenso informato relativamente all'intervento di asportazione della cisti, la Corte d'appello di Salerno, con sentenza 27.8.2014 n. 463, rigettava il gravame rilevando che: a) la danneggiata nell'atto di citazione non aveva richiesto il risarcimento di danni diversi da quelli arrecati alla salute, essendo quindi inammissibile la domanda nuova di risarcimento da lesione della libertà di autodeterminazione, non avendo neppure allegato che, qualora fosse stata correttamente informata, avrebbe rifiutato tale intervento o prestato assenso ad un intervento diverso; b) alcuna contestazione era stata mossa alle indagini svolte dal collegio peritale nominato ufficio in primo grado che aveva riconosciuto una invalidità permanente parti al 4%, del tutto coerente con il grado del 5% indicato nella relazione del perito di parte, nè la danneggiata, con l'atto di appello, aveva allegato errori o lacune nelle indagini dei CC.TT.UU., od aggravamenti sopravvenuti dei postumi invalidanti; c) nessuna richiesta di risarcimento del danno psichico (attacchi di ansia e...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    Preliminarmente va rilevato che dalle cartoline AR depositate in Cancelleria dal difensore della M. alla data della odierna adunanza, risulta: a) che la notifica a mezzo posta eseguita all'intimato Mu. è affetta da nullità, essendo stata tale parte contumace nel giudizio di appello e dunque essendo invalida, ai sensi dell'art. 83 c.p.c., u.c., la notifica ai procuratori costituiti in primo grado; b) che non si è perfezionata la notifica a Casa di cura (OMISSIS) s.p.a., presso il difensore domiciliatario, in quanto la cartolina AR non risulta compilata in alcuna sua parte.

    Tuttavia ritiene il Collegio di non dovere dare corso alla integrazione del contraddittorio disponendo il rinnovo delle notifiche del ricorso per cassazione, dovendo confermarsi l'orientamento giurisprudenziale di questa Corte secondo cui, nel giudizio di cassazione, il rispetto del principio della ragionevole durata del processo ex art. 111 Cost., impone, in presenza di un'evidente ragione d'inammissibilità del ricorso o di una manifesta infondatezza dello stesso, di definire con immediatezza il procedimento, senza la preventiva integrazione del contraddittorio nei confronti di litisconsorti necessari cui il ricorso non risulti notificato, trattandosi di un'attività processuale del tutto ininfluente sull'esito del giudizio (cfr. Corte cass. Sez. U, Ordinanza n. 6826 del 22/03/2010; id. Sez. 3, Sentenza n. 690 del 18/01/2012; id. Sez. 3, Sentenza n. 15106 del 17/06/2013).

    Con il primo motivo la ricorrente impugna la sentenza nella parte in cui ha ritenuto irrilevante la mancanza di consenso informato incorrendo nel vizio di "omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione" e nel vizio di violazione degli artt. 3 (recte 2), 12 (recte 13) e 32 Cost..

    Il motivo, quanto all'ipotizzato vizio di "error facti" è inammissibile, in quanto individua un parametro del sindacato di legittimità non previsto dalla...

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