• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    1. P.G. ed C.A., in proprio ed in qualità di genitori esercenti la potestà sul minore S., evocarono in giudizio,dinanzi al Tribunale di Catania, Ci.An. (ginecologo) e la Casa di Cura (OMISSIS) chiedendo il risarcimento di tutti danni, patrimoniali e non patrimoniali, subiti a seguito della nascita del figlio, venuto alla luce con grave sofferenza fetale e conseguente anossia da parto dalla quale aveva riportato un'invalidità pari al 100%. Autorizzate le chiamate in causa delle compagnie di assicurazioni con le quali la Casa di Cura aveva stipulato le polizze per la responsabilità civile, e deceduto, nelle more, il piccolo S., la domanda veniva parzialmente accolta nei confronti di Ci.An., con condanna al pagamento della somma complessiva di Euro 1.170.000,00 in favore degli attori. Venivano, invece, rigettate le pretese da loro avanzate nei confronti della Casa di Cura (OMISSIS).

    2. Avverso la predetta sentenza è stato proposto appello principale da P.G. e C.A. e appello incidentale dalla struttura sanitaria e dal Fallimento I.C., succeduto ad Ci.An., nel frattempo deceduto.

    3. La Corte d'Appello di Catania, rinnovata la consulenza tecnica d'ufficio, respingeva l'appello principale ed accoglieva quello incidentale del Fallimento I.C., rigettando del tutto la domanda degli attori, con compensazione delle spese di lite.

    4. I P. ricorrono per la cassazione della sentenza, affidandosi a quattro motivi di gravame.

    Hanno resistito sia la Generali Italia Spa, depositando anche memorie ex art. 378 c.p.c.; sia la curatela del Fallimento I.C. che ha presentato altresì ricorso incidentale e ricorso incidentale condizionato.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Sul ricorso principale.

    Con il primo motivo, proposto ex art. 360, n. 3, in relazione agli artt. 2,13 e 32 Cost., e art. 1223 c.c., i ricorrenti deducono la violazione delle norme sul consenso informato: assumono, al riguardo, che pacifica l'assenza di informazioni fornite alla paziente sui rischi connessi al trattamento terapeutico intrapreso, la Corte d'Appello aveva reso, sulla specifica doglianza ed in presenza di circostanziata domanda, una motivazione ambigua, meramente fondata sull'esclusione che dall'omessa informazione fossero derivate le drammatiche conseguenze verificatesi, ascrivendole ad un "evento anomalo".

    Con il secondo motivo, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 5, i P. lamentano l'omesso esame (quale fatto decisivo per la soluzione della controversia ed oggetto di discussione fra le parti) del nesso di causalità fra le conseguenze dannose della terapia farmacologica somministrata ed il mancato consenso prestato, tenuto conto che era stato accertato che non era affatto necessaria l'induzione farmacologica del parto, visto che la paziente era stata precesarizzata, e che, pertanto, era normalmente preferibile ricorrere a parto cesareo elettivo; lamentano, al riguardo, che la Corte aveva omesso di considerare che una corretta informazione avrebbe potuto mettere la C. in condizione di scegliere di evitare il rischio delle conseguenze dannose poi verificatesi.

    Con il terzo motivo, proposto ex art. 360, n. 5, i ricorrenti deducono l'omesso esame del rapporto fra gli effetti indesiderati dell'ossitocina ed il distacco intempestivo di placenta, segnalato come possibile rischio perfino dal "bugiardino" che accompagnava il farmaco utilizzato: assumevano, al riguardo, che tali prescrizioni, riportate fedelmente nelle memorie istruttorie, non erano state adeguatamente valutate dalla Corte d'Appello.

    Infine, con il quarto motivo, proposto ex art. 360, n. 5, i...

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