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Cassazione civile, 2018, Vedi massime correlate
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    L.L. adì il Tribunale di Roma affermando che in relazione all'immobile C1 di 116 mq. ubicato in (OMISSIS) locatogli originariamente da C.R. e successivamente da C.P., nel gennaio 1999 i condomini dello stabile antistante il locale, ritenuta l'area comune di esclusiva proprietà condominiale, avevano prima parcheggiato le proprie autovetture, impedendo al ricorrente il carico e scarico delle merci e, successivamente, avevano posizionato due paletti che impedivano il transito e l'uso dell'area in questione; che, inoltre, il condominio aveva realizzato un'apertura nella parete del locale, di circa mq. 1,5, per accedere al vano ascensore ad esso adiacente; che erano stati effettuati lavori nell'appartamento soprastante da cui erano derivati il distacco di una pignatta dal soffitto e perdite di acqua. Chiese, pertanto, il risarcimento dei danni, indicando l'importo di Euro 45.167.

    La C. si costituì in giudizio affermando che il contratto non prevedeva una servitù di passaggio carrabile o per la sosta dei veicoli in favore del locale oggetto di locazione e che, in ogni caso, lei non era legittimata a rispondere dei danni derivanti dall'apertura del vano ascensore. Espletata una CTU, il Tribunale di Roma accertò e dichiarò che il L. non aveva dato dimostrazione concreta e adeguata nè del periodo in cui il passaggio era risultato impedito nè della natura del danno subito. In appello il L. eccepì la nullità della sentenza per omessa lettura del dispositivo in udienza e ne chiese la riforma nel merito, presentando dei conteggi e aggiornando la propria domanda di danni nella misura di Euro 51.171,53 oltre rivalutazione e interessi. La Corte d'Appello di Roma per quanto qui rileva, pur escludendo la servitù di passaggio sulla proprietà condominiale, ha ritenuto che, chi aveva acquisito in locazione un bene di proprietà esclusiva, posto all'interno di uno stabile condominiale, comunque...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    Con l'unico motivo la ricorrente denuncia la violazione ed errata applicazione delle norme di diritto e contraddittorietà manifesta, assumendo che la sentenza impugnata sia viziata per difetto della propria legittimazione passiva, non avendo ella assunto alcun obbligo nei confronti del conduttore relativamente alla servitù di passaggio ma essendosi soltanto adoperata per salvaguardare le ragioni proprie e del conduttore. La C. non avrebbe potuto garantire e ristorare il conduttore rispetto a comportamenti assunti dal condominio, in mancanza di specifici obblighi in tal senso documentati e provati in giudizio. In mancanza di prova circa l'esistenza della servitù di passaggio, dell'apertura della parete e di altri danni lamentati dal L., in ogni caso, ad avviso della ricorrente, le domande non erano state correttamente indirizzate al soggetto giuridicamente responsabile - il condominio - ma alla proprietaria locataria dell'immobile, del tutto estranea alle modalità di uso dell'area condominiale. Le lettere prodotte in giudizio dimostravano soltanto che il proprietario dell'immobile locato, pur in assenza di qualsivoglia legittimazione, si era attivato per cercare di risolvere un problema, andando ben al di là della propria ordinaria diligenza, per garantire al conduttore il godimento dell'immobile. Il L. avrebbe dovuto citare in giudizio i veri autori delle condotte impeditive del godimento senza coinvolgere la C.. L'interpretazione svolta dalla Corte d'Appello sarebbe priva di qualsiasi fondamento di fatto e di diritto, non avendo C.F. prima e C.P. poi, mai assunto alcuna garanzia nei confronti del conduttore circa la possibilità di usare l'area condominiale antistante il locale dato in locazione.

    Il ricorso è infondato. La ratio decidendi dell'impugnata sentenza consiste nell'esistenza di molestie di diritto sul godimento della cosa, in relazione alle...

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