Estremi:
Cassazione civile, 2018,
  • Fatto

    PREMESSO IN FATTO

    Con Delib. nn. 61 e 99 del maggio/luglio 2014 (approvate dalla Regione Marche il 2/3/2015), l'amministratore straordinario del Consorzio di Bonifica delle Marche ha varato il piano di classifica ed il piano di riparto consortile, determinando anche il contributo dovuto per gli anni 2014/15 dalle società di gestione del Servizio Idrico Integrato.

    Due di queste società e, più precisamente, l'ASET spa e la Marche Multiservizi spa hanno impugnato con ricorso al Presidente della Repubblica le anzidette delibere (nonchè quella regionale di approvazione), sottolineando che le stesse avevano determinato unilateralmente il canone che, invece, avrebbe dovuto essere definito mediante un'apposita convenzione.

    Trasposto il ricorso davanti al TAR Marche a seguito dell'opposizione proposta dal Consorzio di Bonifica, quest'ultimo ha emesso, nelle more del procedimento, richiesta di pagamento di complessivi Euro 496.792,40, che le destinatarie hanno impugnato con motivi aggiunti. Con sentenza 207/2016 il TAR Marche ha declinato la giurisdizione e la pronuncia è stata confermata dal Consiglio di Stato, che con sentenza 3720/2016 ha ricordato che per giurisprudenza delle Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione, le controversie in ordine alle somme dovute ai consorzi di bonifica dalle società di gestione del servizio idrico integrato rientravano nella giurisdizione dell'AGO e che a diversa conclusione non poteva pervenirsi per il fatto che nel caso di specie le ricorrenti avessero richiesto l'annullamento degli atti generali con cui erano stati fissati i criteri per la determinazione della misura del canone, "posto che non e(ra) da tali atti di natura unilaterale che (avev)a origine il rapporto con il Consorzio e quindi l'obbligo del gestore stesso di corrispondere il" contributo.

    L'Aset spa e la Marche Multiservizi spa hanno proposto ricorso per cassazione, con il quale hanno ribadito, in sintesi, che il...

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  • Diritto

    OSSERVA IN DIRITTO

    Pronunciando nella causa promossa da un'altra società di gestione del servizio idrico integrato contro il Consorzio di Bonifica delle Marche, che le aveva richiesto di pagare la somma di euro 183.616,25 a titolo di contributo dovuto per gli anni 2014/15, queste Sezioni Unite hanno confermato quanto già stabilito da C. Cass. SU 2011/7101 e 2014/7178 e, cioè, che anche in base alla normativa regionale di riferimento (L.R. Marche n. 13 del 1993, art. 6), occorreva distinguere fra contributi obbligatoriamente dovuti dai proprietari dei fondi ricompresi nel perimetro consortile e contributi dovuti da coloro che (come, per l'appunto, le società di gestione) pur non avendo alcuna proprietà nell'anzidetto perimetro, utilizzavano ugualmente i canali consortili come recapiti dei propri scarichi provenienti da insediamenti abitativi od industriali esterni.

    Mentre le controversie sui primi andavano ricondotte alla giurisdizione delle commissioni tributarie, quelle sui secondi andavano devolute alla cognizione del giudice ordinario, stante la "prevalenza della (loro) natura negoziale, resa palese dalla previsione di una necessaria determinazione convenzionale di modalità ed entità del corrispettivo" per l'utilizzo dei canali.

    La suindicata normativa regionale di riferimento prevedeva infatti che il predetto corrispettivo, "univocamente definito come canone", venisse determinato mediante "l'obbligatoria stipula di una convenzione", ovverosia sulla base di "uno schema chiaramente negoziale di obbligazione", che oltre ad essere del tutto distinta da quella gravante sui proprietari dei fondi ricompresi nel perimetro consortile, "trova(va) origine e fonte primaria in una convenzione tra il Consorzio e il gestore del servizio idrico integrato" (C. Cass. SU 2017/4309).

    Pur consapevoli di tale pronuncia, le ricorrenti ne hanno negato l'applicabilità nella causa di specie, non avendo in essa richiesto...

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