• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1. Nel dicembre del 2014 l'Avvocato D.P. adiva il Tribunale di Civitavecchia con ricorso ex art. 702-bis c.p.c. e assumeva di avere svolto attività professionale giudiziale su incarico e per conto di L.A.: a) sia nel primo che nel secondo grado del giudizio di separazione personale fra la stessa ed il coniuge A.F., rispettivamente davanti al Tribunale di Roma ed alla Corte d'Appello di Roma; b) sia richiedendo ed ottenendo vari decreti ingiuntivi dal Giudice di Pace di Roma per somme dovute dal coniuge a titolo di assegno mensile di mantenimento per i figli ed a titolo di contribuzione in spese straordinarie. Adducendo di avere inutilmente chiesto alla L. di provvedere al saldo delle relative competenze professionali, ne chiedeva la condanna a corrispondergli la somma di Euro 23.095,55 oltre accessori, nonchè quella di Euro 1.832,92 a titolo di rimborso spese.

    2. Con decreto del 30 dicembre 2014 il Giudice designato alla trattazione fissava per la comparizione "l'udienza collegiale" (così è detto espressamente nel provvedimento) del 26 novembre 2015 (in tal modo mostrando implicitamente di considerare il procedimento introdotto ai sensi del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 14), ma, su istanza del ricorrente in data 16 gennaio 2015 - nella quale egli rappresentava di avere introdotto, come si evinceva dalle conclusioni del ricorso, un "ordinario" procedimento sommario ai sensi dell'art. 702-bis c.p.c. e segg. (da trattarsi e decidersi, pertanto, dal Tribunale in composizione monocratica) - lo stesso Giudice, con decreto in pari data, revocava il precedente decreto e fissava l'udienza di comparizione per il 4 dicembre 2015 ai fini della trattazione in composizione monocratica.

    3. L.A., a seguito della notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza, si costituiva e chiedeva in principalità il rigetto della domanda e in subordine la rideterminazione in...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Le questioni che le Sezioni Unite sono chiamate ad esaminare concernono: a) innanzitutto l'accertare se, per effetto dell'entrata in vigore della normativa di cui al D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 14 e del trasferimento in essa del procedimento già disciplinato della L. 13 giugno 1942, n. 794, artt. 28-30, che poteva, in ipotesi, giustificarne la trattazione con quel procedimento (com'è noto allora riconducibile alla figura generale del procedimento in camera di consiglio, di cui agli artt. 737 c.p.c. e segg.), la situazione quo ante riguardo ai procedimenti utilizzabili dall'avvocato per la tutela del credito le prestazioni indicate nella normativa del 1942, quale si presentava anteriormente, sia rimasta oppure no incisa e, in caso positivo, in che modo; b) in secondo luogo l'accertare se quel trasferimento sia stato realizzato dal legislatore lasciando inalterato la situazione giuridica che poteva essere azionata con il procedimento di cui alla legge del 1942, oppure, per il modo in cui si è realizzato, ne abbia comportato eventualmente un ampliamento ed eventualmente l'assunzione di forma di tutela esclusiva.

    2. Preliminarmente occorre verificare se l'istanza di regolamento di competenza è ammissibile.

    2.1. Il giudice di merito, infatti, ha pronunciato un'ordinanza con cui, nel dispositivo, ha chiuso il processo con una declaratoria formale di inammissibilità e non di incompetenza.

    La decisione è stata resa su un procedimento che risulta trattato formalmente come procedimento ai sensi degli artt. 702-bis c.p.c. e segg.: ciò è necessaria implicazione della circostanza che il Tribunale - di fronte alla prospettazione da parte dell'attore, a seguito della fissazione dell'udienza di comparizione in sede collegiale, che il giudizio era stato introdotto non già ai sensi del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 14 (che, nell'ipotesi di investitura del tribunale, impone secondo inciso...

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