• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Con sentenza del 11.3.2008, il Tribunale di Chieti rigettò la domanda proposta da D.G.L. nei confronti del Commissario Liquidatore della soppressa USL di (OMISSIS) per i danni derivatile da trasfusioni di sangue infetto effettuate nel 1976 presso l'ospedale di (OMISSIS), a seguito delle quali ella era risultata essere affetta da epatite C. Il Tribunale, in particolare, aveva rilevato che alcuna responsabilità potesse ascriversi al convenuto n.q., in quanto fino al 1978 non esistevano test diagnostici che consentissero di individuare i donatori di sangue affetti da epatite C.

    La D.G. propose gravame, cui resistette il Commissario Liquidatore, riproponendo ex art. 346 c.p.c., la eccezione di carenza di legittimazione passiva. La Corte d'appello dell'Aquila, in riforma della sentenza di primo grado, accolse detta eccezione, con decisione del 15.7.2014.

    D.G.L. ricorre ora per cassazione, affidandosi a tre motivi. Resiste con controricorso il Commissario Liquidatore. Il P.G. ha depositato conclusioni scritte, chiedendo l'accoglimento del ricorso. Sia la ricorrente che il controricorrente hanno depositato memoria.

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1.1 - Con il primo motivo, deducendo "violazione e falsa applicazione degli artt. 100,115 c.p.c., degli artt. 1218, 1225, 1228 e 2697 c.c., del D.P.R. n. 1256 del 1971, artt. 44, 46, 47 e 104, dei principi di cui alla sentenza Cass. S.U. n. 577/08, in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3", la ricorrente sostiene che ella aveva proposto azione contrattuale contro la ex USL (in relazione all'inadempimento della prestazione di spedalità cui era obbligata), da tenere distinta dall'azione esercitabile contro il Ministero, di natura aquiliana, riguardo al dovere di controllo e indirizzo sulla gestione del sangue ad uso umano. Tale qualificazione era stata fatta propria, secondo la ricorrente, anche dalla sentenza di primo grado, ed era stata previamente accettata dalla stessa USL nei propri atti difensivi; del resto, l'appello proposto dalla stessa D.G. concerneva proprio l'esclusione della dedotta responsabilità ex contractu in capo alla ex USL, come ritenuto dal primo giudice, a causa della indisponibilità di adeguati test diagnostici del virus HCV, all'epoca del contagio. La Corte d'appello, invece, nell'accogliere l'eccezione di carenza di legittimazione passiva, ha violato i principi affermati da Cass., Sez. Un., n. 577/2008, non tenendo conto degli obblighi normativi esistenti in materia trasfusionale, come quelli di cui al D.P.R. n. 1256 del 1971, nè dell'obbligo di diligenza gravante sulla struttura ospedaliera ex art. 1176 c.c.. Ha quindi errato la Corte territoriale nel non riconoscere in capo alla ex USL la titolarità della situazione giuridica che le derivava dalla prospettazione attorea, così violando le norme in rubrica.

    1.2 - Con il secondo motivo, deducendo "violazione dell'art. 132 c.p.c., n. 4, e dell'art. 111 Cost., in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3", la ricorrente lamenta che la motivazione resa dalla Corte sarebbe apparente, perchè non concernente l'oggetto della domanda da lei...

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