Estremi:
Cassazione civile, 2018,
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1.- La Corte d'appello di Bologna, con sentenza del 21 giugno 2013, in riforma della sentenza impugnata, ha accolto la domanda subordinata di T.A., D.C.M. e T.B. nei confronti di Cassa di Risparmio Cesena ed ha dichiarato risolto per inadempimento dell'istituto bancario il contratto di negoziazione di obbligazioni Parmalat, relativo all'ordine di acquisto del 28 marzo 1999, disponendo la restituzione della somma investita, di Euro 140000,00, oltre interessi legali.

    2.- La Corte ha ritenuto dimostrata l'inadeguatezza dell'investimento e la mancanza di una corretta informazione, particolarmente necessaria avuto riguardo alle condizioni personali e finanziarie dei clienti, e indubbio che l'intermediario avesse l'obbligo di astenersi dall'effettuare l'operazione: si trattava di persone anziane che in precedenza avevano investito prevalentemente in titoli di Stato; la somma investita corrispondeva al loro intero patrimonio; l'emittente era di diritto straniero, elemento che, se non poteva far accogliere la domanda di annullamento per errore, era comunque rilevante ai fini della valutazione di pregnanza dell'onere informativo.

    3.- Avverso questa sentenza la Cassa di Risparmio Cesena ha proposto ricorso per cassazione, illustrato da memoria, cui si sono opposti T.A., D.C.M. e T.B..

  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1.- Con il primo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione degli artt. 345 e 112 c.p.c. e nullità della sentenza impugnata, per avere accolto la domanda di risoluzione del contratto per inadempimento degli obblighi informativi benchè formulata dagli appellanti per la prima volta nel giudizio di appello, anzichè dichiararne l'inammissibilità perchè domanda nuova.

    1.1.- Il motivo è infondato. Gli attori nelle conclusioni dell'originario atto di citazione avevano chiesto, in subordine, l'accertamento del grave inadempimento della banca agli obblighi informativi e la condanna alla restituzione della somma investita, il che presupponeva l'azione di risoluzione del contratto ex art. 1453 c.c., comunque chiaramente enunciata nella parte motiva della citazione, come effetto del denunciato inadempimento.

    2.- Con il secondo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione dell'art. 112 c.p.c. e nullità della sentenza impugnata, per avere dichiarato la risoluzione del contratto di negoziazione, da intendere come contratto-quadro, in assenza di domanda, avendo gli attori formulato le proprie istanze esclusivamente in relazione all'ordine di acquisto.

    2.1.- Il motivo è infondato, essendo insussistente la denunciata extrapetizione. Infatti, ad essere stato dichiarato risolto non è il contratto-quadro, ma il singolo contratto di investimento, cioè il contratto di acquisto dei titoli contestati, come chiarito nella sentenza impugnata (a pag. 11).

    3.- Con il terzo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 21, 26, 28 e 29 del reg. Consob n. 11522 del 1998, per avere la Corte d'appello dichiarato la risoluzione dell'ordine d'acquisto dei titoli, mentre la risoluzione sarebbe giuridicamente ammissibile, in ipotesi, solo in relazione al contratto-quadro.

    3.1.- Il motivo è infondato.

    La sentenza impugnata ha fatto...

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