Estremi:
Cassazione civile, 2018,
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    A seguito del decesso di C.M., avvenuto a causa di un sinistro stradale, i genitori C.M. e P.C., anche in nome e per conto del figlio minore G. e anche quali eredi della figlia Y., nonchè la nonna V.G. convennero i giudizio la Provincia Autonoma di Trento per sentirla condannare al risarcimento dei danni - ai sensi dell'art. 2051 o dell'art. 2043 c.c. - sull'assunto che il decesso era stato provocato dalla mancata adozione di adeguate barriere a protezione della strada provinciale ove si era verificato l'incidente; più precisamente, per il fatto che la barriera esistente era interrotta in corrispondenza di una piazzola e presentava una parte terminale che, anzichè attenuare l'urto, aveva operato come "colpo di ariete" contro cui aveva urtato la vettura condotta dal giovane M..

    Il Tribunale di Trento rigettò la domanda, con sentenza che è stata confermata dalla Corte di Appello.

    Hanno proposto ricorso per cassazione C.M., P.C., C.G. e V.G. (i primi tre anche quali eredi di C.Y.), affidandosi a tre motivi, cui ha resistito la Provincia Autonoma di Trento.

    Il P.M. ha depositato conclusioni scritte, chiedendo il rigetto del ricorso.

    I ricorrenti hanno depositato memoria.

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Il primo motivo denuncia la violazione o falsa applicazione dell'art. 2051 c.c. e del D.M. LL.PP. 18 febbraio 1992, n. 223 (Regolamento recante istruzioni tecniche per la progettazione, l'omologazione e l'impiego delle barriere stradali di sicurezza): i ricorrenti censurano la Corte per avere escluso l'esistenza di un rapporto di causalità tra il manufatto e l'evento mortale; evidenziano che la conformazione del guard-rail ("interrotto con la punta a rostro, anzichè continuo per tutta l'estensione della curva") aveva determinato una situazione di pericolo che aveva causato il decesso del giovane (per l'urto violento che lo aveva sbalzato dal posto di guida), a prescindere dalla sua imprudente condotta di guida.

    2. Al riguardo, la Corte ha affermato - in fatto e alla stregua dell'espletata c.t.u. - che la "geografia dei luoghi" escludeva "all'evidenza" che sussistesse l'obbligo di collocare una barriera continua (tanto più che il guard-rail non si interrompeva in piena curva, ma cinquanta metri più avanti, e interessava la carreggiata opposta al senso di marcia della vettura); che la parte terminale del guard-rail presentava "un andamento a rientrare" ed era dotata dei necessari elementi protettivi, consistenti in lamierati ricurvi e bullonati; che la condotta di guida del C. (che procedeva a velocità molto superiore a quella consentita, in tratto curvilineo e con fondo stradale umido e senza indossare le cinture di sicurezza) era stata tale che "anche la presenza della barriera lungo il perimetro della piazzola o una diversa geometria della parte terminale del guardrail non avrebbero evitato il sinistro nè modificato le modalità dell'accadimento"; che tale condotta aveva dunque integrato il caso fortuito di cui all'art. 2051 c.c., rendendo "priva di rilievo causale ogni eventuale omissione della Pubblica Amministrazione, comunque esclusa".

    3. L'esame del motivo rende opportuna una...

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