Estremi:
Cassazione civile, 2018,
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    S.T.M.C. e B.L. e C. rispettivamente, moglie e figlie di B.F. - convennero in giudizio il Comune di Messina per sentirlo condannare al risarcimento dei danni subiti a seguito della morte del congiunto, che era rimasto vittima - mentre si trovava alla guida del proprio ciclomotore - di un sinistro avvenuto in una strada del centro cittadino; dedussero che l'incidente era stato provocato dalla presenza di una transenna rovesciata in prossimità di un tombino con coperchio "traballante" e di un'ampia e profonda sconnessione del manto stradale (che presentava profonde scalanature dell'asfalto), a causa delle quali il B. aveva perso il controllo del mezzo ed era stato investito da una vettura proveniente dall'opposta direzione di marcia.

    Il Tribunale rigettò la domanda con decisione che è stata confermata dalla Corte di Appello, ancorchè sulla base di un diverso percorso motivazionale.

    Hanno proposto ricorso per cassazione la S.T. e le B., affidandosi a tre motivi.

    Ha resistito il Comune con controricorso.

    Il P.M. ha depositato conclusioni scritte, chiedendo il rigetto del ricorso.

    Le ricorrenti hanno depositato memoria.

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Premesso che il caso andava inquadrato nell'ambito dell'art. 2051 c.c. (anzichè dell'art. 2043, come ritenuto dal Tribunale), la Corte di Appello ha affermato che competeva comunque alla parte attrice la dimostrazione del nesso di causa "tra la presunta anomalia della cosa ed il sinistro"; al riguardo, ha ritenuto che non vi fosse prova certa del fatto che la transenna rovesciata e la mancanza di una luce rossa fissa di segnalazione del tombino difettoso avessero "assunto incidenza eziologica", tenuto conto della possibilità di avvistare la transenna a terra dalla distanza di quaranta metri e del fatto che il motociclo procedeva ad una velocità "regolata"; quanto alle condizioni del manto stradale - rispetto al quale ha dato atto di una "elevata ed inaccettabile condizione manutentiva del centro della carreggiata" e di una "persistente e prolungata (nel tempo e nello spazio) causa di logoramento e scarnificazione dell'asfalto" - la Corte ha affermato che l'"elevato grado di trascuratezza nella manutenzione stradale, con altrettanto grado di percettibilità consentivano al conducente del motociclo di rendersi conto della pericolosità della manovra (quella del sorpasso) che lo avrebbe "costretto" ad impegnare il tratto fortemente dissestato"; ha pertanto concluso che la condotta del B. andava qualificata "come assolutamente negligente e gravemente colposa, idonea, quindi, ad interrompere il nesso eziologico tra la causa del danno ed il danno stesso" e ad integrare gli estremi del caso fortuito.

    2. Col terzo motivo (il cui esame è logicamente preliminare, in quanto deduce una nullità in cui la Corte sarebbe incorsa nella selezione delle prove utilizzabili), le ricorrenti denunciano la "nullità della sentenza e del procedimento (...) in relazione alla violazione dell'art. 345 c.p.c. e degli artt. 115 e 116 c.p.c." e si dolgono che il giudice di appello abbia ritenuto utilizzabile un rapporto dei Vigili...

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