• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1. La domanda di risarcimento dei danni per la morte del rispettivo figlio e fratello quattordicenne S.P., precipitato il (OMISSIS) in una scarpata a lato di un viadotto in (OMISSIS) mentre lo percorreva a bordo del suo ciclomotore, proposta - con atto di citazione notificato il 22/12/1993 - nei confronti dell'ANAS da S.A., H.H. e S.F., fu accolta dal Tribunale di Reggio Calabria, sia pure col riconoscimento del solo 50% per il ritenuto concorso causale della vittima nella produzione del tragico evento, con liquidazione dell'importo di Euro 77.470 oltre accessori.

    2. L'appello principale dell'ANAS fu però accolto dalla Corte di appello reggina, che escluse ogni responsabilità della proprietaria della strada ed attribuì l'evento, riconosciuto conforme il guardrail alle prescrizioni di legge vigenti, ad altri fattori dotati di esclusiva efficienza causale, comunque a quella non riconducibili.

    3. Per la cassazione di tale sentenza, pubblicata il 14/01/2014 col n. 20, ricorrono oggi, affidandosi ad un unitario motivo, A. e S.F., in proprio e quali eredi di H.H., nel frattempo mancata ai vivi; resiste con controricorso l'ANAS spa; e, per l'adunanza camerale non partecipata del 16/11/2017, il Pubblico Ministero deposita le sue conclusioni scritte ed i ricorrenti una memoria ai sensi, rispettivamente, del secondo e del terzo periodo dell'art. 380-bis c.p.c., comma 1, come inserito dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1 bis, comma 1, lett. f), conv. con modif. dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197.

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. I ricorrenti lamentano "violazione e falsa applicazione dell'art. 2051 c.c. in riferimento all'art. 360 c.p.c., n. 3", deducendo che erroneamente la Corte di appello avrebbe escluso il nesso causale tra le condizioni della cosa custodita dall'ANAS - cioè il guardrail - e il tragico evento, anche perchè sarebbe stata doverosa una sua maggiore attenzione a misure di protezione maggiori rispetto a quelle minime imposte dalle pure osservate disposizioni vigenti al tempo dei fatti: in particolare deducendo di avere già "nella fase di merito del procedimento" rilevato come subito dopo i fatti fossero state prescritte misure più incisive e che comunque quelle erano consigliabili in relazione ad un viadotto scavalcante un burrone tanto profondo, per di più su di uno svincolo autostradale, a due sole corsie, una per ogni senso di marcia, particolarmente ristrette, in semicurva, forte pendenza e fra due gallerie.

    2. Il Pubblico Ministero esclude possano pretendersi dal custode, una volta che questi abbia adeguato la cosa custodita alle previsioni normative applicabili, comportamenti che queste non contemplano e che sono comunque contrari ai comuni criteri di prudenza; sottolinea come il danno sia stato causato non dal guardrail in sè e per sè considerato, ma dal non essere il medesimo dotato di un'altezza superiore a quella prevista dalla legge: ciò che non può assurgere a causa giuridica dell'evento, non potendo collegarsi la responsabilità ex art. 2051 c.c. al modo in cui "la cosa non è", ma solo al suo modo concreto di essere nel mondo fenomenico, oppure quando vi sia un obbligo giuridico di tenerla o porla in determinate condizioni, diverse da quelle in cui si trovava al momento della produzione del danno. E conclude nel senso che non poteva esigersi dal custode di adeguare il modo di essere del guardrail ad un parametro non imposto da alcun precetto, vuoi formale, vuoi ricavabile dalla comune esperienza:...

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