• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Con sentenza emessa in data 6 aprile 2017 il Giudice di Pace di Pescara ha dichiarato M.C.E. responsabile "del reato p. e. p. dall'art. 590 c.p. perchè alla guida dell'autovettura Ford Fiesta tg. (OMISSIS), entrando nell'area di parcheggio sita in via (OMISSIS), per colpa consistita in generica imperizia, negligenza ed imprudenza, per non aver posto la dovuta attenzione alla guida, non si avvedeva della presenza di Ma.Mi., che era intenta a pattinare e la investiva procurandole la frattura della gamba sinistra. In (OMISSIS)".

    L'imputata veniva condannata alla pena di Euro 500,00 di multa, oltre al pagamento delle spese processuali. Veniva altresì applicata, nei suoi confronti, la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per il periodo di mesi tre.

    1.1. Secondo la ricostruzione del fatto operata dal Giudice di Pace, la Ma. era intenta a pattinare all'interno dell'area di parcheggio parallela alla via (OMISSIS) quando veniva investita dall'autovettura condotta dall'imputata che, provenendo dalla predetta strada, dopo essersi fermata per consentire l'attraversamento pedonale di alcuni giovani, stava effettuando la manovra di immissione in detta area. Il Giudicante ha escluso la sussistenza di alcun addebito in capo alla Ma. sostenendo che stava svolgendo un'attività legittima in quanto il luogo dell'incidente non è interdetto al pattinaggio.

    Al riguardo si è osservato che "l'art. 190 C.d.S., comma 8 fa divieto di pattinaggio solo sulla carreggiata delle strade che, a mente dell'art. 3, comma 1, n. 7), è la parte di strada destinata allo scorrimento dei veicoli e come tale distinta dall'area di parcheggio, ove non è previsto alcun specifico divieto di pattinaggio dal Cds.". Si è inoltre soggiunto che, contrariamente a quanto affermato dall'imputata M. e dal teste D.F.D., cognato della predetta, la collisione non...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Il ricorso è fondato e va accolto per le ragioni che seguono.

    2. La sentenza impugnata è viziata sin dalle sue premesse laddove si sostiene che l'attività di pattinaggio svolta dalla persona offesa Ma.Mi. all'interno dell'area di parcheggio sia legittima.

    Tale tesi non appare aderente alla disciplina normativa nella subiecta materia.

    L'art. 190 C.d.S., la cui rubrica recita "comportamenti dei pedoni", apportando alcune varianti al testo della corrispondente norma previgente (ovvero al D.P.R. 15 giugno 1959, n. 393, art. 134), ha inserito ai comma 8, la seguente disposizione: "La circolazione mediante tavole, pattini od altri acceleratori di andatura è vietata sulle carreggiate delle strade". Inoltre il legislatore, oltre a riprodurre il testo invariato dell'abrogato comma 8, "E' vietato effettuare sulle carreggiate giochi o manifestazioni sportive non autorizzate", al comma 9, ha soggiunto "Sugli spazi riservati ai pedoni è vietato usare tavole, pattini od altri acceleratori di andatura che possano creare situazioni di pericolo per gli altri utenti".

    Il primo divieto è posto, evidentemente, nell'interesse prevalente di chi fa uso di tali strumenti perchè sulla sede stradale potrebbe scontrarsi con autoveicoli e motoveicoli. Il secondo divieto, invece, tende a tutelare prevalentemente i pedoni che potrebbero ricevere danni se urtati da coloro che si muovono su tavole, pattini, e strumenti similari.

    Ai sensi dell'art. 3 C.d.S., comma 1, n. 34, il parcheggio è "un'area o un'infrastruttura fuori della carreggiata destinata alla sosta dei veicoli". Dunque, evidentemente, si tratta di sito nel quale si riscontra il fisiologico transito sia di veicoli che di pedoni; e particolarmente delle persone che discendono dai veicoli o che vi si dirigono, nonchè di veicoli che eseguono spesso complicate manovre. Dunque, si verificano le medesime situazioni di...

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