• Fatto

    I FATTI

    1. Nel dicembre del 2003 il Tribunale di Roma dichiarò il ginecologo C.V., sanitario dell'ospedale (OMISSIS), e la ASL Roma (OMISSIS) responsabili dei danni sofferti da N.C. e dal marito, M.P., a seguito di un intervento eseguito con tecnica di laparotomia addominale - cui la N. era stata sottoposta per diagnosticata cisti paraovarica sinistra - e della gravissima situazione sanitaria lamentata dalla paziente in conseguenza dell'operazione.

    1.1. Ritenne il giudice di prime cure che i sintomi dell'infezione post-operatoria, benchè evidenti sin dal giorno successivo alle dimissioni della signora N. dalla struttura ospedaliera, furono scoperti con ritardo, quando l'infezione stessa si era già trasformata in peritonite.

    1.2. La responsabilità del ginecologo, che aveva in cura la signora N. sin dal (OMISSIS), fu ricondotta, in particolare, alla omessa individuazione delle lesioni intestinali prodottesi nel corso dell'intervento, che venne modificato da endoscopico in laparotomico, ed alla grave negligenza nella osservazione del decorso post-operatorio.

    1.3. Venne altresì accolta la domanda di manleva della ASL nei confronti dell'Assitalia.

    2. L'impugnazione principale degli attori in prime cure e quella incidentale dell'Assitalia furono rigettate dalla Corte di appello di Roma con sentenza del primo settembre 2009.

    3. Proposto ricorso per cassazione da parte dei coniugi M. - cui resistette, insieme con gli altri intimati, il C. con ricorso incidentale - questa Corte, con sentenza n. 16543 del 2011, accolse il gravame, pronunciando il seguente dispositivo:

    La Corte, riuniti i ricorsi, accoglie per quanto di ragione il ricorso principale; accoglie il secondo motivo del ricorso incidentale, che rigetta nel resto; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Roma in diversa composizione, che provvederà...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Il ricorso è fondato e merita accoglimento nei limiti di cui si dirà.

    1.1. Devono essere accolte le censure relative:

    a) Alla omessa valutazione della domanda relativa "alle spese sia mediche che correlate di cui ai nn. da 9 a 20" - e cioè quelle relative agli interventi di fecondazione assistita e di adozione internazionale (motivi 3 e 4 sub A-B-C-D), che questa Corte (f. 23) aveva di converso rimesso alla valutazione del giudice di rinvio previo accoglimento del motivo presupposto (i.e. l'accertamento della responsabilità del sanitario per omessa sorveglianza post-operatoria e per omessa informazione ritenuta causalmente collegata a tali danni), dichiarandoli "assorbiti" nell'accoglimento del motivo stesso. La (erroneamente) ritenuta inammissibilità di tali domande (inammissibilità dichiarata, di converso, da questa Corte in relazione alla documentazione prodotta con riferimento all'asserito errore chirurgico: f. 9 della sentenza), difatti, confonde l'assorbimento della censura con il suo rigetto: se, in relazione a tali voci di danno, si fossero verificate preclusioni processuali in itinere (come sostenuto dall'appellato in sede di rinvio, con tesi erroneamente fatta propria dal giudice di appello), sarebbe stato compito di questa Corte, e non del giudice di rinvio, rilevarle, di tal che il dichiarato assorbimento nell'accoglimento del motivo presupposto (e non nel rigetto, come accaduto per le censure sub 7, 8, 10 in conseguenza del rigetto dei motivi 1 e 2) presupponeva ipso facto - con conseguente formazione del giudicato interno vincolante per la Corte d'appello - l'ammissibilità e la fondatezza nell'an della domanda, essendo demandato al giudice del rinvio il solo compito (istituzionalmente precluso a questa Corte) di accertare e liquidare il quantum debeatur. E ciò è a dirsi (ovemai la prima pronuncia di rinvio avesse potuto dar luogo a pur improbabili equivoci) poichè risulta non...

Correlazioni:

Note a sentenza (2)

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