• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1.Con sentenza in data 25 ottobre 2016 la Corte di appello di Milano confermava la sentenza emessa dal Tribunale di Milano in data 24 aprile 2014 che aveva condannato alla pena di giustizia l'imputato D.G. in quanto ritenuto responsabile del reato di cui al D.Lgs. 26 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 8 bis, contestatogli perchè, al fine di determinare il rilascio del permesso di soggiorno al cittadino extracomunitario A.A.H.M., contraffaceva documenti, presentando in sede di convocazione per la firma del contratto di soggiorno al predetto lavoratore ai sensi della L. n. 102 del 2009, falsa dichiarazione dei redditi riferita all'anno d'imposta 2008, fatto commesso in (OMISSIS).

    2. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso l'imputato a mezzo del difensore, il quale ne ha chiesto l'annullamento per:

    a) violazione di legge e di norme processuali ai sensi dell'art. 178 c.p.p. in quanto il difensore aveva inviato la sera antecedente l'udienza a mezzo telefax alla cancelleria della Corte di appello istanza di rinvio del procedimento per il proprio legittimo impedimento per motivi di salute improvvisamente insorti ed attestati da certificazione medica trasmessa in allegato, ma la richiesta era stata rinvenuta soltanto nel pomeriggio successivo alla trattazione del processo ed alla conclusione dell'udienza senza essere stata esaminata dalla Corte di appello, con la conseguenza che l'imputato non aveva potuto essere assistito dal difensore di fiducia con compromissione dei suoi diritti di difesa ed impossibilità per l'imputato di rendere spontanee dichiarazioni a propria discolpa;

    b) violazione di legge e di norme processuali in relazione agli artt. 484 e 420 quater c.p.p., all'art. 111 Cost. ed all'art. 6 CEDU per lesione del diritto di difesa conseguente all'omessa considerazione della richiesta di rinvio del procedimento per legittimo impedimento del difensore; inoltre, nel caso...

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    Il ricorso è infondato e non merita accoglimento.

    1. Per quanto dedotto con l'impugnazione e risultante dagli atti del procedimento, cui questa Corte ha accesso diretto a ragione della natura processuale delle questioni sollevate con i primi due motivi, il difensore dell'imputato, con nota trasmessa a mezzo telefax alla cancelleria della seconda sezione penale della Corte di appello di Milano il 24/10/2016 alle ore 20.56, aveva chiesto il rinvio dell'udienza del giorno successivo 25/10/2016 perchè impedito dal presenziarvi per ragioni di salute, certificate dal proprio ortopedico di fiducia. All'uopo aveva allegato documentazione attestante la prescrizione di riposo assoluto per dieci giorni, decorrenti dal 24 ottobre stesso. La Corte di appello non aveva esaminato la richiesta, poichè il relativo atto era stato reperito nella cancelleria soltanto nel pomeriggio del 25 dopo la conclusione dell'udienza del procedimento di appello, circostanza attestata dal cancelliere e dal Presidente del Collegio, il quale, preso atto dell'assenza del difensore di fiducia, all'udienza per l'assistenza dell'imputato ne aveva designato uno d'ufficio, prontamente reperito ai sensi dell'art. 97 c.p.p., comma 4.

    1.1 Non è dubitabile che, in linea di principio in merito al legittimo impedimento a comparire del difensore, l'omessa valutazione dell'istanza di rinvio dell'udienza determini il difetto di assistenza dell'imputato, che ha diritto di essere rappresentato e difeso dal professionista di sua fiducia e da lui scelto, con la conseguente nullità assoluta degli atti e della sentenza conclusiva del giudizio ai sensi dell'art. 178 c.p.p., comma 1, lett. c) e art. 179 c.p.p., comma 1, (Cass., sez. 6, n. 47213 del 18/11/2015, Pagano, rv. 265483).

    1.2 S'impone però la necessità di risolvere la questione relativa alla possibilità di inoltrare via telefax la richiesta di rinvio del processo per legittimo...

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