Estremi:
Comm. trib. reg. Milano, (Lombardia), 2017, Vedi massime correlate
  • Fatto

    FATTO E SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    La Sig.ra La. Ca. To. ricorreva alla Commissione Tributaria Provinciale di Milano impugnando due avvisi d'intimazione per il mancato pagamento di una nutrita serie di cartelle esattoriali.

    Con sentenza n. 5169/8/16 la C.T.P. di Milano dichiarava il proprio difetto di giurisdizione per gli avvisi di addebito relativi a contributi previdenziali e sanzioni per violazione del Codice della Strada ed accoglieva il ricorso con riferimento a sei cartelle di pagamento, non avendo Equitalia assolto all'onere della prova dell'avvenuta - siccome contestata - notifica delle cartelle. Equitalia Nord S.p.A. era condannata alle spese, liquidate in Euro 500,00 oltre accessori.

    Equitalia Servizi di Riscossione S.p.A. (oggi Agenzia delle Entrate-Riscossione) impugnava detta sentenza, chiedendone la riforma parziale, col riconoscimento della validità dell'opposta intimazione di pagamento con riferimento alle sole cartelle di pagamento nn. (omissis...) e (omissis...), in relazione alle quali produceva documentazione attestante le notifiche effettuate ai sensi dell'art. 140 c.p.c.

    Nelle proprie controdeduzioni la contribuente ha preliminarmente eccepito l'inammissibilità dell'atto d'appello notificato a mezzo pec in data 16.1.2017, quando ancora nella Regione Lombardia non era entrato in vigore il processo tributario telematico che, in forza del D.MEF. 15.12.2016, si applica ai ricorsi notificati dopo il 15.4.2017.

    Ha inoltre sostenuto che le ricevute prodotte in appello non possono essere considerate nuovi documenti ma nuove prove, non fornite in primo grado e come tali vietate dall'art. 58 D.Lgs. 546/92. In ogni caso Equitalia avrebbe dovuto produrre anche copia delle cartelle di pagamento onde dimostrare la loro corrispondenza con le ricevute di spedizione.

    L'appellante ha replicato con memoria illustrativa in data 2.11.2017 sostenendo che la notifica non è inesistente ma nulla...

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  • Diritto

    MOTIVI

    succintamente esposti ai sensi dell'art. 36 c. 2 n. 4 del D.Lgs. 546/92 1) La notifica dell'appello, effettuata ai difensori della parte privata, i quali essendo avvocati ed appartenendo ad un ordine professionale devono obbligatoriamente disporre di un indirizzo di posta elettronica certificata sin dal novembre 2009, non può considerarsi inesistente. Infatti con la riforma del contenzioso tributario attuata col D.Lgs. 156/2015 si è previsto all'art. 16-bis comma del novellato D.Lgs. 546/92 che "le notificazioni tra le parti e i depositi presso la competente Commissione Tributaria possono avvenire in via telematica secondo le disposizioni contenute nel decreto del Ministero dell'economia e delle finanze 23 dicembre 2013 n. 163 e dai successivi documenti di attuazione".

    Il primo decreto di attuazione, e cioè il D.M. 4 agosto 2015, ha previsto le regole tecniche che le parti debbono rispettare per avviare i procedimenti con modalità telematica, procedimenti da attuarsi in via sperimentale per le sole Commissioni della Toscana e dell'Umbria. I successivi decreti (30.6.16 e 15.12.2016) hanno fissato le diverse date per l'avvio del PTT, al 15 aprile 2017 quanto alla Lombardia.

    Ciò non significa tuttavia che una notifica effettuata a mezzo pec prima di tale data possa essere considerata inesistente, una volta che il predetto decreto 4.8.2015 ha fissato (art. 10) gli standard degli atti processuali e dei documenti informatici allegati ed il soggetto notificante li ha rispettati e ciò in quanto la notifica è stata effettuata in una forma legislativamente prevista ed atta ad assicurare la conoscenza dell'atto da parte del suo destinatario.

    La difesa dell'appellata non ha dedotto alcun vizio sostanziale della notifica, che ha pacificamente raggiunto il suo scopo, e la nullità della quale essa era affetta, non essendo ancora vigente il processo telematico in Lombardia, è stata sanata dalla costituzione in...

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