Estremi:
Cassazione civile, 2018,
  • Fatto

    RILEVATO

    che:

    1. con riguardo ad avviso di accertamento per Irpef dell'anno d'imposta 1997, l'amministrazione ha impugnato la sentenza in epigrafe che ne ha dichiarato inammissibile l'appello, per "violazione e/o falsa applicazione D.Lgs. n. 547 del 1992, art. 53, L. n. 890 del 1982, artt. 4 e 7 e segg. e ex art. 360 c.p.c., n. 4".

    2. dopo un primo tentativo di notifica del ricorso del 30/05/2016, non andato a buon fine per essere risultata la destinataria "trasferita", solo in data 6/09/2017 la ricorrente ha depositato "istanza di rinnovo di notifica" (e successiva produzione di certificazione camerale in data 8/09/2017), ed ha poi inoltrato una seconda notifica a mezzo posta in data 13-29/09/2017;

    3. all'esito della camera di consiglio, il Collegio ha disposto l'adozione della motivazione in forma semplificata.

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  • Diritto

    CONSIDERATO

    che:

    4. il ricorso è inammissibile per difetto di rituale notifica, alla luce del principio per cui, "in tema di notificazioni degli atti processuali, qualora la notificazione dell'atto, da effettuarsi entro un termine perentorio, non si concluda positivamente per circostanze non imputabili al richiedente, questi ha la facoltà e l'onere - anche alla luce del principio della ragionevole durata del processo, atteso che la richiesta di un provvedimento giudiziale comporterebbe un allungamento dei tempi del giudizio - di richiedere all'ufficiale giudiziario la ripresa del procedimento notificatorio, e, ai fini del rispetto del termine, la conseguente notificazione avrà effetto dalla data iniziale di attivazione del procedimento, semprechè la ripresa del medesimo sia intervenuta entro un termine ragionevolmente contenuto, tenuti presenti i tempi necessari secondo la comune diligenza per conoscere l'esito negativo della notificazione e per assumere le informazioni ulteriori conseguentemente necessarie" (Cass. Sez. U n. 17352/09; conf. Cass. n. 18074/12);

    5. successivamente le Sezioni Unite di questa Corte hanno precisato che in tali casi il notificante, "appreso dell'esito negativo, per conservare gli effetti collegati alla richiesta originaria deve riattivare il processo notificatorio con immediatezza e svolgere con tempestività gli atti necessari al suo completamento, ossia senza superare il limite di tempo pari alla metà dei termini indicati dall'art. 325 c.p.c., salvo circostanze eccezionali di cui sia data prova rigorosa" (Cass. Sez. U. n. 14594/16; conf. Cass. Sez. 6-5 n. 9102/17);

    6. è stato inoltre precisato che "la sanzione per la notificazione tentata presso il domicilio non più attuale non è produttiva di alcun effetto in grado di sanare l'inosservanza del termine di impugnazione e di essa va perciò conseguentemente rilevata l'inammissibilità" (Cass. Sez. 6-5, n. 529/17), giacchè "nella...

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