Estremi:
Tribunale Bologna, 2017,
  • Fatto

    IN FATTO

    Con atto di citazione notificato il 29.9.2016 il curatore del Fallimento Studio Eureka s.r.l., dichiarato dal Tribunale di Modena con sentenza del 12-14 gennaio 2016, conveniva in giudizio davanti alla Sezione specializzata in materia di Impresa del Tribunale di Bologna l'ex amministratore unico della società fallita X per sentirlo condannare al risarcimento dei danni cagionati alla società e/o ai creditori sociali quale conseguenza di atti di mala gestio da costui posti in essere.

    Esponeva l'attore che, nonostante l'avvenuta erosione del capitale sociale di Studio Eureka s.r.l. fin dall'esercizio 2010, evincibile dall'esame del relativo bilancio, e in ogni caso dal 2012, stante la presa d'atto, contenuta nella nota integrativa al bilancio 2012, dell'intervenuta "completa erosione, al 31.12.2012, del capitale sociale", l'amministratore unico aveva omesso l'adozione dei provvedimenti previsti dall'art. 2482 ter c.c., e, quindi, la convocazione senza indugio dell'assemblea per deliberare la riduzione del capitale e il contemporaneo aumento dello stesso a un importo non inferiore al minimo legale, ovvero la trasformazione della società.

    Ed invero l'assemblea per l'approvazione del bilancio al 31.12.2012, convocata per il 30.4.2013, era stata dichiarata "deserta" nonostante la presenza dell'amministratore unico il quale, titolare del 98% anche da solo avrebbe ben potuto deliberare; una nuova assemblea era stata poi convocata solo per il 30.1.2014 e, in tale occasione, i soci si erano dichiarati non disponibili a ripianare le perdite.

    Nonostante ciò, l'amministratore aveva convocato un'ulteriore assemblea dei soci per deliberare la contemporanea approvazione dei bilanci 2013 e 2014 e le eventuali conseguenti deliberazioni solo per il giorno 21.11.2015, cioè addirittura 35 mesi dopo l'accertato azzeramento del capitale sociale (31.12.2012) e ben 22 mesi...

  • Diritto

    IN DIRITTO

    Parte attrice ha allegato, quali atti di mala gestio posti a fondamento della pretesa risarcitoria, l'omessa adozione da parte dell'amministratore unico X, in seguito alla perdita del capitale sociale risultante dal bilancio relativo all'esercizio 2010, o in subordine a quella risultante dal bilancio relativo all'esercizio 2012, dei provvedimenti di cui agli artt. 2482 ter e 2484 n. 4 c.c., nonché il conseguente ritardo nella richiesta di fallimento della società.

    In particolare ha affermato che il bilancio al 31.12.2010 evidenziava una perdita che aveva ridotto il capitale sociale di originari E 10.200,00 al di sotto del limite legale, sebbene la stessa risultasse inferiore a un terzo del capitale stesso, dalla quale darebbe scaturito l'obbligo di adozione i provvedimenti di cui all'art. 2482 ter c.c., con convocazione senza indugio dell'assemblea per le relative deliberazioni.

    Al riguardo il convenuto ha eccepito l'insussistenza della contestata condotta omissiva, in quanto nel caso di perdita che riduca il capitale sociale al di sotto del minimo legale, senza tuttavia intaccare lo stesso in misura superiore al terzo, non sussisterebbe l'obbligo per gli amministratori di convocare l'assemblea al fine di provvedere alla delibera di riduzione del capitale sociale e contemporaneo aumento dello stesso ovvero di trasformare la relativa società.

    Si osserva in proposito, in linea generale, che gli artt. 2446 e 2482-bis c.c. si applicano "quando risulta che il capitale è diminuito di oltre un terzo in conseguenza di perdite"; condizione per l'applicazione di tali disposizioni è dunque che il patrimonio netto della società si sia ridotto ad un valore inferiore di oltre un terzo rispetto al valore storico del capitale sociale, quale indicato nell'atto costitutivo. Pertanto le perdite, per quanto in assoluto cospicue, non assumono rilievo ai fini...

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