• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1 Con sentenza 9.5.2012 la Corte d'Appello di Lecce, ribaltando la decisione di primo grado, ha accertato - in accoglimento della originaria domanda di R.T. - che sul fondo di proprietà R.- O. (p.lla (OMISSIS)) non grava nessuna servitù di passaggio a favore del contiguo fondo di C.P.A. (p.lla (OMISSIS)) e, per giungere a tale conclusione la Corte di merito, accertato che l'attrice aveva assolto all'onere probatorio a suo carico in ordine alla comproprietà del presunto fondo servente, ha ritenuto sfornita di prova la domanda riconvenzionale di acquisto della servitù per usucapione essendo inutilizzabile la prova raccolta in primo grado per l'incapacità dei testi L. e P., soggetti legittimati a spiegare intervento litisconsortile nel giudizio. Ha inoltre rilevato l'assenza di ulteriori elementi probatori a sostegno della domanda riconvenzionale.

    2 Per la cassazione di tale sentenza ricorre la C.P. con due censure.

    Resistono con controricorsi separati (ma sostanzialmente identici, salvo che sulla questione della procedibilità) sia la R. che l'altro appellato O.A. (litisconsorte necessario in relazione alla domanda riconvenzionale).

    3 Con ordinanza interlocutoria del 20.3.2017 il Collegio, in relazione all'eccezione di improcedibilità del ricorso (sollevata dalla R. per mancato deposito, unitamente alla copia autentica della sentenza, della relazione di notificazione) aveva rinviato il procedimento a nuovo ruolo in attesa della decisione delle sezioni unite sulla relativa questione rimessa dalla prima sezione civile con ordinanza n. 1081/2016.

    La R. ha depositato una memoria ai sensi dell'art. 378 c.p.c..

    Contenuto riservato agli abbonati
    Fai LOGIN o ABBONATI per accedere al contenuto completo
  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1 Rileva preliminarmente la Corte che la questione della procedibilità deve ritenersi ormai superata: infatti, con la recente sentenza n. 10648 del 02/05/2017 Rv. 643945 le sezioni unite hanno affermato che deve escludersi la possibilità di applicazione della sanzione della improcedibilità, ex art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, al ricorso contro una sentenza notificata di cui il ricorrente non abbia depositato, unitamente al ricorso, la relata di notifica, ove quest'ultima risulti comunque nella disponibilità del giudice perchè prodotta dalla parte controricorrente ovvero acquisita mediante l'istanza di trasmissione del fascicolo di ufficio (v. S.U. Sentenza n. 10648 del 02/05/2017 Rv. 643945). Ebbene, nel caso in esame, come già evidenziato nella precedente ordinanza interlocutoria, si rientra proprio in tale ipotesi perchè la relata di notifica è rinvenibile nel fascicolo della R.: la gravissima sanzione auspicata dalla controricorrente non trova dunque più alcuna giustificazione (nonostante l'insistenza manifestata in memoria) perchè, come affermato dalle sezioni unite, le ragioni della tempestiva conoscenza, che avevano sorretto la lettura rigorista, cedono alla verifica di ragionevolezza delle regole del procedimento e di proporzionalità della sanzione, che è costituita dal divieto di accesso al giudice (v. S.U. Sentenza n. 10648/2017 cit.).

    1.1 Passando adesso all'esame delle censure, con la prima di esse si denunzia la violazione dell'art. 246 c.p.c. (art. 360 c.p.c., n. 3). La ricorrente, partendo dal rilievo che l'azione era stata proposta solo contro di lei, contesta il giudizio di incapacità a testimoniare espresso dalla Corte territoriale, rilevando che il L. e il P. non avrebbero potuto mai partecipare al giudizio in quanto titolari di un mero interesse di fatto.

    1.2 Col secondo motivo, deducendo violazione dell'art. 246 c.p.c. ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 3 e 5, la...

    Contenuto riservato agli abbonati
    Fai LOGIN o ABBONATI per accedere al contenuto completo
Correlazioni:

Note a sentenza (1)

Legislazione Correlata (2)

Portali (3)

please wait

Caricamento in corso...