Estremi:
Cassazione civile, 04/01/2018, (ud. 27/09/2017, dep.04/01/2018),  n. 56
  • Intestazione

                        LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE                   
                           SEZIONE SECONDA CIVILE                        
                  Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:              
    Dott. PETITTI   Stefano                            -  Presidente   - 
    Dott. D'ASCOLA  Pasquale                           -  Consigliere  - 
    Dott. ORICCHIO  Antonio                            -  Consigliere  - 
    Dott. GRASSO    Giuseppe                      -  rel. Consigliere  - 
    Dott. SABATO    Raffaele                           -  Consigliere  - 
    ha pronunciato la seguente:                                          
                         ORDINANZA                                       
    sul ricorso 17341-2016 proposto da: 
              R.V., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLE ACACIE 
    13, presso lo studio dell'avvocato GIANCARLO DI GENIO (Centro CAF), 
    rappresentato e difeso dall'avvocato FELICE AMATO; 
    - ricorrente - 
    contro 
    MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore, 
    domiciliato ex lege in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso 
    l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope 
    legis; 
    - resistente con procura - 
    avverso il decreto Cron.n. 8/2016 della CORTE D'APPELLO di PERUGIA, 
    depositato il 05/01/2016, R.G.V.G. n. 4304/2011; 
    udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 
    27/09/2017 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE GRASSO. 
                     

  • Fatto

    RITENUTO

    che la Corte d'appello di Perugia, con decreto depositato il 5/1/2016, respinse l'istanza con la quale R.V. aveva chiesto l'equa riparazione per la durata non ragionevole di una analoga controversia svoltasi innanzi alla Corte d'appello di Roma, all'epilogo della quale alla predetta era stata riconosciuta l'indennità di Euro 375,00, affermando che la violazione minima del previsto termine di durata ragionevole e l'esiguità della posta in gioco (il processo presupposto qui in rilievo aveva riguardato l'anzidetta somma di 375 Euro), facevano escludere la sussistenza di quel "pregiudizio significativo" previsto dal Protocollo 14, che aveva modificato la Convenzione EDU;

    che avverso il predetto decreto il R. propone ricorso, esponendo, con l'unitaria censura posta a corredo dello strumento, che la Corte di merito aveva violato o falsamente applicato la L. n. 89 del 2001, artt. 2 e segg. e l'art. 6 della Convenzione EDU, in quanto nessun rilievo avrebbe potuto assumere l'allegata circostanza che il patema d'animo sofferto fosse da reputare minimo a cagione dell'esiguità della posta in gioco, senza contare che lo sforamento del termine di durata ragionevole non poteva affatto stimarsi tenue, poichè il superamento di otto mesi avrebbe dovuto considerarsi rilevante alla stregua della disposizione di legge, la quale impone di prendere in considerazione i periodi superiori a sei mesi;

    che l'Amministrazione resistente, la quale non ha depositato tempestivo controricorso, ma un tardivo "atto costitutivo", così da poter partecipare al prosieguo processuale, ha depositato tempestiva memoria, con la quale ha chiesto dichiararsi il ricorso inammissibile.

  • Diritto

    CONSIDERATO

    che il ricorso non merita di essere accolto per le seguenti ragioni: ai sensi dell'art. 12 del Protocollo n. 14 alla CEDU, la soglia minima di gravità, al di sotto della quale il danno non è indennizzabile, va apprezzata nel duplice profilo della violazione e delle conseguenze, sicchè dall'ambito di tutela della L. 24 marzo 2001, n. 89, restano escluse sia le violazioni minime del termine di durata ragionevole, di per sè non significative, sia quelle di maggior estensione temporale, ma riferibili a giudizi presupposti di carattere bagatellare, in cui esigua è la posta in gioco e trascurabili i rischi sostanziali e processuali connessi (Sez. 2, n. 633, 14/01/2014, Rv. 628986); la Corte locale ha fatto puntuale applicazione del principio sopra riportato, attraverso valutazioni di merito, in questa sede non censurabili, fondate su entrambi i criteri d'apprezzamento (la controversia presupposta concerneva il diritto all'indennizzo di 375 Euro e lo scostamento temporale aveva superato la tolleranza di sei mesi di soli due mesi); nè, la ricorrente ha dedotto peculiari ragioni da far diversamente opinare (perciò non appare calzante il richiamo operato dalla M. all'ordinanza n. 18726/2014 di questa Corte, la quale, appunto, escluse resiguità della pretesa in un caso in cui la parte aveva dimostrato un effettivo interesse alla decisione);

    considerato che le spese legali debbono seguire la soccombenza e possono liquidarsi siccome in dispositivo, tenuto conto del valore e della qualità della causa, nonchè delle attività espletate (sola memoria);

    ritenuto che non trova applicazione il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

  • PQM

    P.Q.M.

    rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento, in favore del Ministero della Giustizia, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 500,00 per compensi, oltre alle spese (forfettarie nella misura del 15 per cento e agli accessori di legge).

    Così deciso in Roma, il 27 settembre 2017.

    Depositato in Cancelleria il 4 gennaio 2018

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