Estremi:
Cassazione civile, 2017,
  • Fatto

    RILEVATO

    che l'Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, con due mezzi, nei confronti della Artes Politecnica S.r.l. (che resiste con controricorso), avverso la sentenza in epigrafe con la quale la Commissione tributaria regionale del Veneto ha accolto l'appello della società contribuente, ritenendo illegittimo l'avviso di accertamento con il quale l'Ufficio recuperava a tassazione, a fini Irpeg e Irap per l'anno 2000, parte dei costi indicati in bilancio, riguardanti le rimanenze di merci quantificate nell'atto d'acquisto di ramo d'azienda, datato 28/9/2000, ai fini della determinazione del prezzo;

    che con tale atto l'Ufficio, non avendo la società fornito l'inventario in base al quale nell'atto di cessione d'azienda si era giunti a determinare in Euro 419.032,58 il valore delle rimanenze, lo ha induttivamente determinato in misura corrispondente all'ammontare delle rimanenze risultanti dal bilancio della cedente al 31/12/1999, pari a Euro 294.471,55;

    che la doglianza sul punto svolta dalla contribuente era ritenuta fondata dai giudici d'appello sulla base del rilievo che "non si tratta di rimanenze di magazzino a fine esercizio, ma di acquisto di ramo d'azienda, comprensivo dei beni a magazzino", in relazione al quale è irrilevante un inventario dettagliato, in tal senso argomentando dal D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 51, comma 4, a mente del quale "per gli atti che hanno per oggetto aziende o diritti reali su di esse il valore di cui al comma primo è controllato dall'Ufficio con riferimento al valore complessivo dei beni che compongono l'azienda...".

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  • Diritto

    CONSIDERATO

    che, con il primo motivo, l'Agenzia delle entrate denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 51 del D.P.R. n. 917 del 1986, artt. 92 e 109, e del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 39 e 40, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la C.T.R. considerato irrilevante, in caso di cessione di azienda o di ramo d'azienda, anche ai fini delle diverse imposte dirette di che trattasi, un inventario dettagliato delle rimanenze di magazzino invendute, erroneamente argomentando dalla citata norma in tema di imposta di registro e non considerando che, invece, in base all'art. 92 t.u.i.r., le giacenze di magazzino costituiscono elemento essenziale per il computo della base imponibile, richiedendosi pertanto anche per esse requisiti di certezza e obiettiva determinabilità, ex art. 109 t.u.i.r.;

    che con il secondo motivo la ricorrente denuncia inoltre insufficiente motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in relazione all'affermazione secondo cui, in base al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 51, comma 4, sarebbe irrilevante l'inventario dettagliato delle rimanenze di magazzino cedute; rileva che, al contrario, proprio secondo il dettato dalla norma citata, la valorizzazione dell'azienda compravenduta deve avvenire "con riferimento al valore complessivo dei beni che compongono l'azienda, compreso l'avviamento" e, quindi, sulla base di un accertamento da effettuarsi in concreto, non già delle mere dichiarazioni delle parti contenute nell'atto di cessione d'azienda, in mancanza di qualsivoglia riscontro obiettivo;

    ritenuto che è fondato il primo motivo di ricorso;

    che non può dubitarsi infatti che le rimanenze di magazzino computate ai fini della valutazione dell'azienda ceduta, ancorchè ovviamente non originate dalla attività svolta dalla stessa contribuente ma relative al ramo d'azienda che quest'ultima ha...

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