• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Il ricorrente L.D. impugna, articolando quattro motivi di ricorso, la sentenza n. 3121/2015 del 13 luglio 2015 della Corte d'Appello di Milano, che ha accolto l'appello di F.E., F.G.A. e Lu.An. nei confronti di Z.R. e del L., riformato la sentenza del 17 luglio 2013 del Tribunale di Milano e perciò rigettato le domande di Z.R. e L.D., dirette ad ottenere la condanna di F.E., F.G.A. e Lu.An. a rimuovere la serra realizzata nel giardino privato del loro appartamento, compreso nel Condominio di (OMISSIS).

    F.E., F.G.A. e Lu.An. si difendono con controricorso.

    La Corte d'Appello ha affermato che l'art. 25 del Regolamento condominiale rimettesse ogni opera, che potesse variare le caratteristiche delle facciate, al "preventivo ed insindacabile benestare scritto" dell'architetto Z.E., progettista dell'edificio (ovvero in futuro ad altro architetto da nominare). Ciò, secondo la Corte di Milano, significava rimettere, mediante scelta condivisa con l'accettazione del regolamento all'atto dell'acquisto delle singole unità, ad un "soggetto qualificato" la verifica "del rispetto del requisito che la legge impone". I giudici di appello definivano la serra realizzata "funzionale ad accrescere la vivibilità dell'appartamento e ad assicurare la fruibilità per qualsiasi occasione anche di svago e di tempo libero", ed escludevano l'applicabilità dell'art. 907 c.c. in tema di distanze dalle vedute, come anche la violazione dell'art. 1102 c.c., trattandosi di opera realizzata a piano terra, nel giardino di proprietà esclusiva, in aderenza alla facciata condominiale e non preclusiva del pari uso del bene comune.

    Su proposta del relatore, che aveva ritenuto il giudizio definibile nelle forme di cui all'art. 380 bis c.p.c., in riferimento all'art. 375...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    Il primo motivo del ricorso di L.D. deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1138,907 e 1120 c.c., alla luce dell'interpretazione delle norme del regolamento condominiale. La censura sostiene che, per come interpretati dalla Corte d'Appello, gli artt. 4, 21, 23, 25 e 26 del Regolamento conterrebbero un'invalida deroga agli artt. 1120 e 907 c.c., rimettendo qualsiasi modifica dell'immobile al benestare di un professionista, laddove, per contro, l'art. 25 del Regolamento si limiterebbe a richiedere all'architetto indicato una valutazione preventiva circa la rispondenza delle modifiche della facciata all'estetica complessiva dello stabile.

    Il secondo motivo di ricorso denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 22 e 23 del Regolamento di condominio.

    Il terzo ed il quarto motivo di ricorso affermano l'esistenza di violazioni e false applicazione degli artt. 907 e 1120 c.c. anche in considerazione dell'art. 21 del Regolamento condominiale e dell'art. 27 del Regolamento Edilizio del Comune di Milano, in quanto la serra costituiva nuova costruzione sottoposta alla distanza prevista da quest'ultima norma.

    Le quattro censure possono essere esaminate congiuntamente, perchè connesse tra loro.

    Il secondo motivo di ricorso, esaminato peraltro in via pregiudiziale, presenta profili di inammissibilità, atteso che le disposizioni contenute in un regolamento di condominio hanno natura regolamentare, organizzativa o contrattuale, sicchè l'interpretazione o l'applicazione di esse fatta dal giudice del merito non può essere denunciata in sede di legittimità ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 3, come se si trattasse di violazione o falsa applicazione di norme di diritto, per tali intendendosi soltanto quelle risultanti dal sistema delle fonti dell'ordinamento giuridico. L'omesso o errato esame di una disposizione del regolamento di condominio da parte del...

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