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Cassazione penale, 21/09/2017, (ud. 21/09/2017, dep.15/12/2017),  n. 56079 Vedi massime correlate
  • Intestazione

                        LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE                   
                            SEZIONE TERZA PENALE                         
                  Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:              
    Dott. SAVANI   Piero            -  Presidente   -                    
    Dott. ROSI     Elisabetta       -  Consigliere  -                    
    Dott. SOCCI    Angelo Matteo    -  Consigliere  -                    
    Dott. LIBERATI Giovanni         -  Consigliere  -                    
    Dott. GAI      Emanuela    -  rel. Consigliere  -                    
    ha pronunciato la seguente:                                          
                         SENTENZA                                        
    sul ricorso proposto da: 
             B.R., nato a (OMISSIS); 
    avverso la sentenza del 23/01/2017 del Tribunale di Ferrara; 
    visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; 
    udita la relazione svolta dal consigliere Emanuela Gai; 
    udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore 
    generale, Dott. FILIPPI Paola, che ha concluso chiedendo 
    l'annullamento con rinvio della sentenza; 
    udito per l'imputato l'avv. A. Gabellone che ha concluso chiedendo 
    l'accoglimento del ricorso. 
                     

  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Con sentenza 23 gennaio 2017, il Tribunale di Ferrara ha condannato B.R., alla pena di Euro 3.000 di ammenda, per il reato di cui all'art. 727 c.pn., perchè deteneva tre cani adulti e quattro cuccioli in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive agli stessi di gravi sofferenze (denutriti, con presenza di lesioni), fatto commesso in (OMISSIS) fino al (OMISSIS).

    2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione l'imputato, a mezzo del difensore, e ne ha chiesto l'annullamento, deducendo, con un unico motivo, la violazione dell'art. 606 c.p.c., comma 1, lett. c) e nullità della sentenza ex art. 178 c.p.p., comma 1, lett. c), e art. 179, per l'omessa notificazione del decreto di citazione a giudizio all'imputato.

    La nullità assoluta e di ordine generale sarebbe conseguente alla circostanza che il decreto di citazione a giudizio sarebbe stato notificato non presso la residenza dell'imputato, bensì presso un domicilio mai eletto, da cui la mancata notifica del decreto di citazione a giudizio all'imputato e conseguente nullità assoluta della sentenza.

    3. Il Procuratore generale ha concluso chiedendo l'annullamento dell'ordinanza con rinvio.

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    4. Il ricorso non è fondato.

    Dall'esame degli atti, a cui questa Corte ha accesso in presenza della devoluzione di un error in procedendo, risulta che l'imputato non ha eletto domicilio, che l'avviso di conclusione delle indagini, ex art. 415 bis c.p.p., è stato notificato al domicilio di fatto in (OMISSIS) a mani proprie, che, in assenza di elezione di domicilio e nomina di un difensore di fiducia, il decreto di citazione a giudizio è stato notificato in (OMISSIS), a mezzo raccomandata, con notificazione perfezionata con la compiuta giacenza stante l'assenza del destinatario.

    L'art. 157 cod.proc.pen., che detta la disciplina per la notificazione all'imputato non detenuto, stabilisce che, salvo quanto previsto dall'art. 161 c.p., ossia il caso di elezione/dichiarazione di domicilio, la prima notificazione all'imputato non detenuto è eseguita mediante consegna di copia alla persona o in mancanza alla persone qualificate indicate dalle norma. Se ciò non è possibile la notificazione, questa è eseguita nella casa di abitazione o nei luoghi in cui l'imputato esercita l'attività lavorativa o, ai sensi del comma 2, nel luogo di temporanea dimora o recapito.

    La prima notificazione, ossia la notificazione dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415 bis c.p.p., è stata correttamente espletata, ai sensi dell'art. 157 c.p., con consegna dell'atto "a mani proprie" dell'imputato nel luogo di dimora (temporaneo o non) non risultando, l'imputato, avere una residenza nè nel Comune di (OMISSIS), nè in quello di (OMISSIS).

    La successiva notificazione del decreto di citazione a giudizio all'imputato è stata effettuata nel Comune di (OMISSIS), luogo ove in precedenza si era perfezionata, a mani proprie, la precedente notificazione dell'avviso di conclusione delle indagini, atto che - si rammenta - contiene gli avvisi ex art. 161 c.p.p., comma 2, artt. 369 bis e 415 bis c.p.p., e in assenza di elezione di domicilio.

    Deve, infatti, rammentarsi che, tramite il primo atto notificato (l'avviso ex art. 415 bis c.p.p.) l'imputato era avvertito, ex art. 161 c.p.p., comma 2, art. 369 bis c.p.p., che in caso di mancata, insufficiente o inidoneità della dichiarazione di domicilio, le successive notificazioni sarebbero state eseguite nel luogo in cui l'atto era stato notificato, ossia, nel caso in esame, in (OMISSIS), ove in assenza del destinatario, si è perfezionata la notificazione con la compiuta giacenza.

    Tale notificazione è stata correttamente effettuata, ai sensi dell'art. 157 c.p.p., norma generale che trova applicazione nell'ipotesi in cui l'imputato, dopo la prima notificazione e gli avvertimenti di legge, non abbia eletto domicilio e non abbia nominato difensore di fiducia, ed è stata correttamente effettuata nel luogo, la "dimora", ove era avvenuta a mani proprie la prima notificazione.

    Deve affermarsi il principio di diritto secondo cui nell'ipotesi in cui dopo la prima notificazione, in presenza di avvertimento prescritto dall'art. 161 c.p.p., comma 2, art. 369 bis c.p.p., manchi un domicilio "dichiarato, eletto o determinato", le successive notificazioni vanno compiute, ai sensi dell'art. 157, dello stesso codice, che è norma generale, nello stesso luogo in cui si è perfezionata la prima notificazione.

    Ne consegue che alcuna nullità assoluta conseguente ad omessa citazione a giudizio dell'imputato sussiste nel caso in esame.

    5. Il ricorso deve, pertanto, essere rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

  • PQM

    P.Q.M.

    Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

    Così deciso in Roma, il 21 settembre 2017.

    Depositato in Cancelleria il 15 dicembre 2017

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