Estremi:
Corte appello Catania, 11/10/2017, Vedi massime correlate
  • Intestazione

                           App. Catania 11 ottobre 2017
                        (Presidente Motta estensore Russo )
    Con  ricorso  del 25.5.2016 B.G. ha impugnato il decreto di cui in epigrafe, con
    la   quale  il  Tribunale in esito alla domanda di revisione delle condizioni di
    mantenimento  A.,   nato  il  (omissis)  da unione non coniugale delle parti, ha
    rigettato la domanda del padre di eliminazione dell'assegno di mantenimento, già
    in    precedenza  stabilito  nella  misura di euro 700,00 mensili, nonché quella
    subordinata di riduzione.
    

  • Fatto

    Propone reclamo lamentando: che è stato ingiustificatamente ritenuto irrilevante, per la sussistenza di un giudicato cautelare, un fatto mai esaminato prima dall'autorità giudiziaria e cioè l'esistenza di un altro figlio, D., nato nel (omissis), al cui mantenimento egli provvede con la trattenuta sulla pensione di euro 551,17 mensili, e ciò costituisce una forte disparità di trattamento tra figli; che egli è in cattive condizioni di salute e pertanto non può più integrare il suo reddito da pensione con lavori extra; che ha una importante esposizione debitoria essendo indebitato con l'Erario e con l'ENPAM per una somma di euro 16.885,89 ed ha subito un pignoramento immobiliare dalla M. per euro 38.367,65; che ha costituito un nuovo nucleo familiare ed ha un altro figlio ancora, nato nel (omissis) dalla stabile relazione con una giovane donna, S., che non svolge attività lavorativa;

    (omissis);

    Si è costituita resistendo la M. contestando che sia avvenuto qualsivoglia miglioramento delle proprie condizioni economiche e chiedendo il rigetto del reclamo.

    All'udienza del 21 settembre 2017, sentiti i procuratori delle parti la Corte ha assunto la causa in decisione.

    Primo motivo: giudicato e preesistenza di altri obblighi familiari.

    Le condizioni di mantenimento di A., figlio delle parti, sono state stabilite con decreto del Tribunale per i minorenni del 21.2.2012, allora competente in materia; la misura del mantenimento (euro 700,00 mensili) è stata confermata dalla Corte d'appello, che ne ha modificato solo la decorrenza. Si tratta di un giudicato che non può definirsi cautelare, come ha fatto il primo giudice, perché il procedimento in esito al quale è stata resa la decisione è a cognizione piena, anche trattato se con il rito camerale. Tuttavia, dalla lettura del provvedimento si rende evidente che con detto termine il Tribunale ha inteso in realtà affermare, e ciò è corretto, che si tratta di un giudicato che ha la caratteristica di essere rebus sic stantibus, come tutti i provvedimenti in materia di famiglia, e che pertanto può essere modificato solo se ed in quanto intervengano fatti nuovi significativi. Nonostante questa peculiarità, esso non si sottrae alla regola propria del giudicato e cioè che copre il dedotto e il deducibile (Cass. 2953/2017Cass. 9398/2017). Pertanto non sono fatti idonei a fondare la richiesta di revisione quelli antecedenti al provvedimento di cui oggi si chiede la modifica, sia che il B. li abbia dedotti sia che non li abbia dedotti nel primo giudizio; in particolare è irrilevante che egli abbia a suo tempo dedotto di avere già un altro figlio e che il Tribunale prima e la Corte d'appello dopo non abbiano (a suo dire) considerato l'incidenza di quest'onere economico, perché egli, ove insoddisfatto di tale decisione avrebbe potuto (e dovuto) ricorrere per cassazione. Il primo motivo è quindi totalmente privo di fondamento e condivisibile è la decisione del primo giudice -nonostante l'uso di una terminologia non appropriata- di non considerare fatto nuovo la presenza di un figlio nato prima che la richiesta di mantenimento di A. fosse trattata giudizialmente.

    Secondo motivo: cattive condizioni di salute e difetto di capacità lavorativa.

    Si tratta di una questione irrilevante ai fini della modifica. Si deve infatti osservare che l'assegno per il figlio A. è stato a suo tempo determinato considerando non la capacità di produrre reddito tramite lavoro, ma il reddito da pensione, già allora percepito, ed anche elevato, perché il B. svolgeva in precedenza la professione di medico con due specializzazioni. Tale condizione di pensionato non è oggi mutata, né le dedotte condizioni di salute sono idonee a determinare una contrazione del reddito; la resistente peraltro eccepisce che la documentazione sanitaria in atti non esclude totalmente la capacità lavorativa né vale a documentare le spese che il reclamante afferma di sostenere. Pertanto il fatto dedotto non è idoneo a determinare la revisione delle condizioni di mantenimento a suo tempo stabilite.

    Terzo motivo: indebitamento.

    Anche in questo caso deve richiamarsi il principio che il giudicato copre il dedotto ed il deducibile. Il B. ha invero una esposizione debitoria, ma che deriva dal mancato pagamento di oneri (e tra questi quanto dovuto alla M. per mantenimento del figlio e spese legali) già esistenti all'epoca della determinazione del contributo. Egli stesso, ad esempio, afferma che le prime due ipoteche che gravano sui suoi immobili sono dovuti a debiti contratti quando A. era molto piccolo e che il pignoramento eseguito a richiesta della M. deriva dalle differenze tra quanto corrisposto in via provvisoria e quanto poi il Tribunale ha -a suo tempo- accertato come effettivamente dovuto a titolo di mantenimento. Il fatto quindi non è nuovo ma interno allo stesso processo ove si è formato il giudicato che oggi si chiede di modificare.

    Quarto motivo: la costituzione di un nuovo nucleo familiare.

    E' questo l'unico fatto effettivamente nuovo dedotto dal B., che però come correttamente rilevato dal primo giudice, non è di per sé idoneo a determinare una modifica. Il B. infatti ha un reddito più che congruo a consentirgli di mantenere il terzo figlio, ancora molto piccolo e quindi di ridotte esigenze, senza modificare in peius la situazione del secondo.

  • PQM

    OMISSIS

    Il reclamo è pertanto da respingere totalmente.

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