• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    In conseguenza del decesso di N.M., avvenuto a causa di un sinistro stradale dopo due giorni dall'incidente, agirono in giudizio, nei confronti di Z.E. (proprietario e conducente della vettura che aveva investito il N. mentre attraversava la strada) e della sua assicuratrice Zurich Assicurazione s.a., la moglie L.R., la figlia convivente N.P., in proprio e in nome e per conto della figlia minore U.A., nonchè il figlio N.E., in proprio e in nome e per conto dei figli minori N.F. e M..

    Entrambi i convenuti si costituirono in giudizio resistendo alle domande.

    Il Tribunale di Milano accertò la responsabilità dello Z. nella determinazione del sinistro (fatto salvo un concorso colposo del N. nella misura del 10%) e condannò i convenuti, in solido, a risarcire il danno non patrimoniale in favore della L. e dei figli della vittima (liquidando al figlio non convivente un importo inferiore a quello riconosciuto alla figlia convivente) nonchè in favore della nipote A. (coabitante col nonno deceduto), mentre negò il risarcimento ai nipoti non conviventi col N.; riconobbe inoltre alla vedova e ai due figli della vittima il risarcimento del danno non patrimoniale iure hereditatis (liquidandolo in Euro 1.000,00 per ciascuno), mentre negò alla L. il risarcimento del danno patrimoniale (fatto salvo il rimborso delle spese funebri).

    Pronunciando sui gravami riuniti proposti da entrambe le parti, la Corte di Appello di Milano ha confermato la sentenza di primo grado.

    Hanno proposto ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi, la L., N.E., N.F., N.M. e N.P., quest'ultima anche in nome e per conto della figlia minore U.A.; ha resistito, con controricorso, la sola Zurich Insurance PLC.

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. I motivi (che deducono tutti "violazione e falsa applicazione degli artt. 2727 e 2729 c.c., violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3 e più precisamente dei criteri e delle regulae iuris dettate da tali norme di diritto, che presiedono alla valutazione delle prove, anche di natura presuntiva") censurano, sotto vari profili, le statuizioni della Corte relative alla liquidazione dei danni.

    2. Il primo motivo censura la sentenza nella parte in cui ha negato alla L. il risarcimento del danno patrimoniale, richiesto in relazione alle conseguenze che la morte del N. aveva provocato nella situazione aziendale della s.a.s. N.M., di cui la vittima era socio accomandatario: si assume che la Corte, come già il primo giudice, non ha considerato che erano stati documentalmente provati i maggiori costi sostenuti per affidare ad un terzo l'attività precedentemente svolta dal N., risultando pertanto dimostrata "una notevole diminuzione del reddito della N.M. sas e di conseguenza della famiglia N.".

    2.1. Il motivo è inammissibile in quanto non sottopone ad adeguata critica la ratio della decisione impugnata, che ha evidenziato come la documentazione dei costi aziendali (peraltro effettuata "in maniera del tutto generica") non fornisse prova sufficiente del "danno conseguenza", in quanto non era stato dimostrato quale fosse, al di là del ruolo formale di socio d'opera, il concreto apporto della vittima (ormai settantenne) nella produzione del reddito dell'officina meccanica.

    3. Il secondo motivo censura la Corte per avere negato il risarcimento del danno parentale ai nipoti (ex filio) non conviventi con la vittima, affermando che "la lesione da perdita del rapporto parentale subita da soggetti estranei al ristretto nucleo familiare come nel caso di specie è risarcibile ove sussista una situazione di convivenza,...

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