• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    La Corte d'appello di Milano, con sentenza in data 20.4.2015 n. 1691, confermava la decisione di prime cure che aveva dichiarato inammissibile, stante la preclusione determinata da precedente giudicato, l'opposizione, proposta da G.G., al Decreto Ingiuntivo n. 12986 del 2010, emesso dal Tribunale di Milano a favore di COFACE Compagnia di Assicurazioni e Riassicurazioni s.p.a., ed avente ad oggetto il credito vantato dalla società per premi insoluti relativi a polizza fidejussoria,

    La società assicurativa, infatti, aveva ottenuto dal Giudice di Pace di Milano, e notificato allo stesso G., precedente Decreto Ingiuntivo n. 17368 del 2007, per pagamento dei premi relativi al periodo luglio 2005-luglio 2007, concernenti il medesimo rapporto di garanzia (polizza fidejussoria, prorogabile fino allo svincolo, rilasciata a favore della regione Piemonte a garanzia dell'adempimento delle obbligazioni cui era tenuto Albergo Ristorante Croce Bianca s.c. a r.l., contraente la polizza con assunzione solidale dell'obbligo di pagamento dei premi da parte di diversi coobbligati, tra i quali G.G.): tale provvedimento monitorio non era stato opposto nei termini di legge, e veniva, quindi, a coprire con efficacia di giudicato ogni questione attinente la validità ed efficacia del contratto di garanzia, che il G. aveva dedotto, per la prima volta, con l'atto di opposizione al successivo Decreto Ingiuntivo n. 12986 del 2010, disconoscendo la propria firma apposta in calce all'Appendice di polizza.

    La sentenza di appello è stata impugnata per cassazione dal G. con due motivi, illustrati da memoria ex art. 378 c.p.c..

    Resiste la società assicurativa con controricorso.

    Contenuto riservato agli abbonati
    Fai LOGIN o ABBONATI per accedere al contenuto completo
  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    Primo motivo: violazione art. 2909 c.c..

    Sostiene il ricorrente che il Giudice di appello avrebbe violato i limiti oggettivi di efficacia del giudicato esterno in quanto i "petita" posti a base dei due Decreti Ingiuntivi erano diversi, nel primo venendo in questione un credito di Euro 2.267,72 relativo a premi di polizza dovuti nel periodo luglio 2005-luglio 2007; nel secondo invece un credito di Euro 6.399,63 concernente premi di polizza relativi al periodo luglio 2007-luglio 2010.

    Il motivo investe i limiti della efficacia esterna del giudicato e, dunque, non essendo in questione la rilevazione o interpretazione del contenuto della decisione passata in giudicato, la questione prospettata si palesa correttamente come vizio di violazione di norma di diritto e non come vorrebbe la resistente come surrettizio e non più esistente (dopo la riforma del D.L. n. 83 del 2012 conv., in L. n. 134 del 2012) vizio di insufficienza logica motivazionale.

    Tanto premesso il motivo è infondato.

    In tema di efficacia oggettiva dell'accertamento contenuto nel decreto monitorio, non opposto nei termini di legge, con il quale è stata accolta integralmente o parzialmente la domanda di condanna proposta dal creditore con il ricorso dotato dei requisiti di cui all'art. 633 c.p.c., non vi è uniformità di vedute nella dottrina, opponendosi alla tesi di coloro che, argomentando dalla specialità della disciplina normativa del procedimento d'ingiunzione, ed in particolare dall'art. 640 c.p.c., comma 3, art. 647 c.p.c., comma 2 e art. 650 c.p.c., nonchè dalla assenza di un'analoga norma o di un espresso richiamo all'art. 2909 c.c. (come, invece, disposto dall'art. 702 quater c.p.c., in tema di procedimento sommario di cognizione) che impone un vincolo preclusivo assoluto ("l'accertamento.....fa stato ad ogni effetto tra le parti..."), ritengono che la incontestabilità che nasce dal provvedimento non...

    Contenuto riservato agli abbonati
    Fai LOGIN o ABBONATI per accedere al contenuto completo
Correlazioni:

Note a sentenza (1)

Legislazione Correlata (4)

Portali (1)

please wait

Caricamento in corso...